ANNA


di Alberto Lattuada
TRAMA

Suor Anna è un’indispensabile infermiera nell’ospedale di Milano, ma nasconde un passato meno irreprensibile: cantante di night club, rifiutò di sposare un uomo di sani principi perché vittima della lussuria con un barista.


RECENSIONI

I produttori Carlo Ponti e Dino De Laurentiis speravano di bissare il successo di Riso Amaro: gli stessi tre protagonisti, pizzichi di noir (ma con “uomo fatale” e night da “mambo”), mélo ed erotismo torbido. Il risultato superò la più rosea delle previsioni: divenne il primo film italiano ad incassare più di un miliardo e venne distribuito, doppiato, anche negli Stati Uniti. Una boccata d’aria fresca per Alberto Lattuada, reduce dal flop di Luci del Varietà, in cui aveva fatto esordire l’amico Federico Fellini. È senz’altro cinema popolare, melodramma furbo ed ammiccante, un fotoromanzo con amore trattenuto, evitato e rifuggito (anche) in nome di una devozione superiore, cristiana, fatta di carità. Ma c’è anche tanto Lattuada, innanzitutto a livello formale: si notano subito le qualità di un artista che studiò l’espressionismo e che, in Italia, era fra i pochi a poter competere, tecnicamente, con i miglior artigiani di Hollywood (da cui eredita molti stilemi fra primissimi piani, montaggio elaborato sui dettagli, uso delle musiche e taglio delle luci). L’opera, poi, rientra appieno nella sua crociata filmica per raffigurare, senza stereotipi e/ma in bilico fra conformismo ed anticonformismo, la figura femminile: ribalta il ruolo maschio/femmina nella tipica dualità eletta/tentatrice, non si asservisce ad un lieto fine scontato e porta avanti un tema davvero audace per i tempi, quello di una donna che, pur innamorata e aspirante ad una vita “sana” con famiglia, è schiava di una passione morbosa, fra amore e odio, cui cede il corpo se non la mente. La protagonista si sente in colpa e vuole espiare ma, intanto, nel 1951 c’era un’eroina del grande schermo che comunicava alle donne quanto fosse normale provare certi istinti, anche nei confronti di chi non si ama. Le musiche di Nino Rota sono, al contempo, fondamentali e sovrastanti.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 7




Rangoni Machiavelli
7

Back