CHE?


di Roman Polanski
TRAMA

Una turista americana, per sfuggire a tre italiani stupratori, si rifugia in una sontuosa villa dov'è concupita dagli astanti.


RECENSIONI

Dopo il sanguinolento, cupo e autobiografico Macbeth, Polanski torna ai giochi crudeli/grotteschi/sarcastici/erotici degli esordi (Cul de Sac, in particolare) con questa produzione di Carlo Ponti (che presta la sua villa), girata in esterni a Capri. La bella Sydne Rome, vestita di luna, è vittima di un microcosmo depravato e caricaturale, di un Marcello Mastroianni (che torna a La Dolce Vita), ex-pappa sadomasochista, che ama essere frustato vestito da tigre e frustare vestito da carabiniere, di un vecchio bavoso sedotto dalla sua gamba verniciata, dopo aver collezionato per tutta la vita dipinti rubati, di un "segretario" di cui fa la conoscenza ritrovando la sua lingua fra le cosce al risveglio, di altri due turisti americani rincoglioniti dalla loro tecnologia-giocattolo (si esaltano con dei walkie-talkie), di due lesbiche ignude e così via (Polanski ritaglia per sé il ruolo di "Zanzara", un pazzerello non così meschino). È il Polanski più bunueliano, divertito, distante, fustigatore della classe borghese agiata e decadente, stregato dalle matrici surreali e grottesche, dalle stoccate feroci, dal sano anticlericalismo (vedi la figura del prete servo del potere). In questo girone infernale non c'è salvezza per nessuno: non per i servitori rimbecilliti, tantomeno per una protagonista troppo ingenua, che subisce il fascino del male e della corruzione nel momento in cui accetta incurante la paradossale reiterazione degli eventi, ama perdersi nel mistero (Che?…Succede?), nel labirinto delle emozioni umane (magistrale l'organizzazione spaziale per inquadrature della villa sul mare), nel ghigno sadico dell'autore che la rende protagonista di un déjà-vu perenne e noioso (anche per lo spettatore) e la fa fuggire, con un espediente debole, "per esigenze di produzione" (il finale metacinematografico: "Scappo perché deve terminare il film"). Accompagnamento musicale di Mozart, Schubert e Beethoven. 

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 7




Rangoni Machiavelli
7

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