BATMAN V SUPERMAN - DAWN OF JUSTICE

(Batman v Superman: Dawn of Justice )

di Zack Snyder
TRAMA

Batman ritiene Superman responsabile delle morti di Metropolis, Superman vuole smascherare Batman perché non approva i suoi metodi. Ma la mamma è sempre la mamma.


RECENSIONI

Batman v Superman è un pasticcio pazzesco. Perché si può capire tutto, dalla volontà di rilanciare Superman dopo il passo falso di Man of Steel, all’aggancio con l’osannato Nolan del Cavaliere Oscuro quale garanzia di qualità/successo, passando per la necessità di magnificare l’universo DC in senso (anti)Marveliano, gettando le basi per i futuri film sulla Justice League con toni diversificati, più seri(osi) e ambiziosi di quelli dei colleghi/rivali. Ma c’è un limite a tutto. Il film si pone come un seguito diretto di Man of Steel, con riproposizione di sequenze note ma osservate da un punto di vista diverso (quello di Bruce Wayne); dei Batman di Nolan prende gli aspetti peggiori, ossia l’onnipresente-tronfiaggine-da-film-evento (con tanto di musiche di Zimmer) che però Snyder, a differenza del regista di Interstellar, non riesce mai a commutare in piacevole magniloquenza, in quella seriosità tendente all’epico che ti inchioda, quasi obtorto collo, alla poltroncina del cinema. Per il futuro, invece, il film ci dà in pasto una monocromatica ma credibile Wonder Woman e ci serve l’antipasto quasi subliminale e found footage di Flash, Aquaman e Cyborg, oltre a un poco riconoscibile Lex Luthor e un Doomsday in versione Troll di Caverna. Senza dimenticare una strizzatina d’occhio a videogiochi come Injustice: Gods among us (il Superman incazzoso) ma soprattutto al Batman della serie Rocksteady, con sequenze di combattimento di gruppo che sembrano prese di peso da un Arkham qualsiasi (e spesso si tratta di “piani sequenza in campo medio”, quindi videoludici per elezione).

Se vi sembra troppa carne al fuoco, è così. Soprattutto se si pensa che la sceneggiatura di Goyer e Terrio sembra ignorare sistematicamente le regole basilari dello storytelling e, sotto una scorza di presunta, matura grandiosità, cela ammuffiti espedienti da commedia degli equivoci. In sostanza, l’inimicizia tra i due supereroi, spacciata per qualcosa di parashakespeariano, si basa su quelli che sono poco più che malintesi ma, soprattutto, la svolta del film, la rivoluzione copernicana che riappacifica d’emblée il più umano e il più alieno dei supereroi, è talmente demenziale che viene voglia di premere il tasto rewind per verificare se sia davvero un fortunato caso di omonimia a togliere le castagne dal fuoco e a far stringere la mano ai due mammoni. Lo è. Ma che le cose, a livello di script, non siano filate lisce lo si capisce fin dai primi minuti, con quell’affastellarsi di incipit che sanno tutti di false partenze e sembrano sfuggire a ogni logica: perché, ad esempio, per Batman si retrocede fino al mito fondativo mentre Superman è quello fatto e finito di Man of Steel? Lo si capirà, forse, più tardi, nella citata sequenza di mamma/e Martha/e, ma ormai sarà troppo tardi. Quello che segue i vari avvii è un avvicendamento di sequenze montate arbitrariamente, con inedite derive oniriche, che alla lunga innescano fastidio misto a imbarazzo. Snyder ci prova anche, con la complicità di Zimmer, a rinvigorire tutto col suo polso poco raffinato ma spesso efficace e c’è da dire che in un paio di occasioni sfiora il miracolo. Ma sono momenti in cui sembra di guardare un teaser, sapete, quelli in cui ci si fa fregare perfettamente consapevoli che l’emozione nasce da semplici artifici retorici e che “il film vero” sarà, invece, una robetta da poco.

L’ironia è quasi completamente assente (altro atto di emulazione nei confronti di Nolan?) e si presenta, a sorpresa, in appena due o tre occasioni nelle quali, però, ormai trascinati nel maelstrom del ridicolo involontario, si fatica un po’ a capire l’intenzionalità (e l’efficacia) delle battute. Procrastinato a data da definirsi il finale, anzi, i finali, che nell’ultima mezz’ora spuntano come funghi, fino al vero falso non finale a presunta sorpresa.

Ben Affleck sembra in perenne ritardo sulle ambizioni del personaggio, ma non lo si può incolpare più di tanto: è una sfida impossibile sembrare credibili quando gli sceneggiatori brancolano nel Dark. E di certo, le calzature ipertrofiche tipo scarponi-da-sci-di-Gundam non aiutano. Henry Cavill ha magari il Fisico del Ruolo anche se, a livello di interpretazione e carisma, sembra perennemente in overdose da kryptonite. Lo aiuta un po’ il taglio “menefreghista” dato al personaggio ma, una volta varcate le colonne d’Ercole dell’espressività litica, si sconfina nell’approfitto. Meglio la Gadot nel ruolo di Wonder Woman, ma forse viene graziata da uno Zimmer e un Junkie XL in vena di galanterie amazzoniche e da un minutaggio sottodimensionato che non le dà il tempo materiale di diventare ridicola.

Gianluca Pelleschi
Voto: 4.5
  
(29/03/2016)




BaronciniBilliPelleschiRangoni MachiavelliSaso
5 3 4.5 6 4.5

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