CITIZENFOUR


di Laura Poitras
TRAMA

Cronaca dell’incontro tra la regista Laura Poitras, il giornalista Glenn Greenwald e il whistleblower Edgard Snowden, durante il quale quest’ultimo rende pubblici documenti altamente riservati che forniscono le prove di una sistematica invasione di privacy operata dal NSA ai danni dei cittadini statunitensi. Chiusi in una stanza d’albergo, i tre cercano di gestire la tempesta mediatica che imperversa all’esterno, obbligati a prendere decisioni rapide che segneranno le loro vite e quelle di coloro che li circondano.


RECENSIONI

Negli ultimi anni, relativamente alla categoria Miglior Documentario, l’Academy ha dimostrato di privilegiare opere dalle tematiche relativamente innocue, tutte curiosamente votate all’esplorazione malinconica del grande tema del “successo”, il vero sogno americano: Undefeated, premiato nel 2012, si concentra sugli sforzi di una squadra di football per vincere il campionato; Searching for Sugar Man, 2013, insegue le tracce del musicista Sixto Rodriguez; 20 Feet from Stardom, 2014, ancora a tema musicale, indaga le vite dei coristi. Nel 2015 la statuetta torna a premiare un’opera di scottante rilevanza politica, Citizenfour di Laura Poitras, registrazione in presa diretta delle rivelazioni di Edward Snowden, whistleblower della National Security Agency americana che nell’estate 2013 fece tremare la Casa Bianca e il mondo intero. Seduto in un’anonima stanza d’albergo ad Hong Kong, alla presenza di Laura Poitras e del giornalista del Guardian Glenn Greenwald, convocati personalmente, Snowden dipinge l’inquietante quadro della più grande infrazione della privacy di sempre, nonché una delle più subdole violazioni dei diritti umani dell’epoca contemporanea. Snowden denuncia, in una serie di dettagli agghiaccianti, come la NSA, con la complicità delle grandi compagnie di telecomunicazione e di alcuni governi europei, raccolga dati personali di privati cittadini, sistematicamente registrati tramite qualsiasi esposizione di questi a fonti tecnologiche, in particolare telefoni e computer.

Quello che la telecamera registra febbrilmente nel corso di otto sconvolgenti giorni sono le dichiarazioni nella loro forma primigenia, le parole originariamente pronunciate da Snowden prima di ogni titolo di giornale, commento sui media, indagine intellettuale condotta da terzi. Esserci, sulla scena, al tempo presente. Definizioni classiche quali cinéma vérité o documentario d’osservazione, debitrici di valutazioni innanzitutto estetiche, non reggono il gioco questa volta. Citizenfour è più propriamente cinema dell’istante elevato a documento straordinario dalla forza politica dei suoi contenuti. Siamo però lontani dal documentario politico di stampo protagonista e ruffiano alla Michael Moore. Citizenfour, al contrario, è un documentario asciutto, tagliente, di efficace sobrietà spesso in contrasto con il carattere eccezionale delle rivelazioni fatte. Documentario, thriller politico internazionale, ma anche giallo esistenziale: fra le mura bianche dell’hotel e il suo arredamento minimale, Snowden si chiede insistentemente “cosa ne sarà di me?”, formula-presagio che traveste di retorica quella che in realtà è perfetta coscienza del proprio destino. Quel che colpisce di Snowden, infatti, è una impressionante consapevolezza di se stesso, della portata delle sue rivelazioni e delle conseguenze a cui va incontro. In questo senso, Snowden si (auto-)configura come una figura cristologica, conscio della propria portata eroica e trascinato da una spinta quasi mistica al sacrificio per il bene dell’umanità. La figura di Snowden, inoltre, eccede continuamente lo schermo e la mera registrazione della realtà. Non è infatti semplicemente un soggetto passivo di fronte all’obiettivo, ma è prima di tutto il deus ex machina che commissiona e determina il film, colui che ne partorisce l’idea e lo dirige nelle aspettative di diffusione (è Snowden che sceglie appositamente Poitras e Greenwald, e che chiede la massima diffusione possibile del documentario). Consapevole della super-presenza di Snowden, Poitras rimane intelligentemente una figura discreta dietro la macchina da presa, facendosi umilmente strumento per la diffusione del messaggio.

Eddie Bertozzi
Voto: 7.5
  
(20/04/2015)




BertozziDi NicolaPacilioSangiorgio
7.5 7 6 7.5

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