LA CADUTA DEGLI DEI


di Luchino Visconti
TRAMA

Dal 1933, con l’incendio del Reichstag, alla Notte dei Lunghi Coltelli, la caduta della famiglia degli Essenbeck, dovuta principalmente ad un cugino arruolato nelle SS che convinse il dirigente delle industrie d’acciaio di famiglia a uccidere il patriarca per fare carriera.


RECENSIONI

Della trilogia tedesca viscontiana è forse il meno ambizioso a livello figurativo (anche se si rifà a Beckmann e Grosz) e il meno lirico/composito a livello allegorico, ma è il più sanguigno a livello drammaturgico, in quanto modellato sulla tragedia greca e shakespeariana (le guerre del bardo sostituite dal nazismo, fra lotta per il potere e intrighi familiari alla Macbeth), sul melodramma italiano e wagneriano (Crepuscolo degli Dei), con pizzichi di Dostoevskij e Mann (la decadenza borghese e familiare). C’è qualche piccola forzatura nella sceneggiatura quando si deve fare la morale contro il nazismo (per bocca di Orsini/Herbert Thallman o di sua moglie Charlotte Rampling) e nello stile quando il realismo del melodramma lascia il posto all’allegoria pura ma, fra magnifici interpreti e personaggi, con il gusto decadente/raffinato di Visconti, davvero unico nel panorama cinematografico mondiale, si dipana un’epica potente nella lettura simbolica dell’ascesa del nazionalsocialismo che, per defenestrare i “baroni”, si servì dell’arrivismo dei non-dei (il dirigente di Dirk Bogarde) e dell’irrequietezza dei giovani, ma finì con l’accogliere nelle proprie fila solo pervertiti in cerca di rivalsa sociale (l’effeminato, morbosamente attaccato alla madre, pedofilo di Helmut Berger, che si esibisce anche in un’imitazione di Marlene Dietrich). Un nazismo che aveva bisogno dei cannoni, s’impossessò delle fabbriche con l’intrigo, sterminò i propri alleati (le SA) e lasciò al potere la presunzione fanatica (l’ottimo Helmut Grien) e la malattia mentale. Emblematica di ciò l’indimenticabile, per quanto sopra le righe, scena finale del funereo matrimonio imbastito da Berger per l’odiata madre e il futuro patrigno: due figure quest’ultime che, nella tragedia classica, sarebbero già la quintessenza del Male nella loro fame di potere (e amore) ma che, dopo Hitler, hanno aperto le porte a molto peggio. Spesso censurato (i baci di Berger alle bambine, i nudi), ridotto da 156’ a 121’.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 8




Rangoni Machiavelli
8

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