THE COUNCIL OF BIRDS

(Zerrumpelt Herz )

di Timm Kröger
TRAMA

1929. Il maestro di musica Paul Leinert riceve una lettera inaspettata dal suo vecchio amico Otto Schiffmann, un giovane compositore di talento che ha lasciato Berlino in seguito ad un matrimonio fallito. La lettera è un invito a far visita ad Otto nella sua casa nel bosco e a scoprire il suo nuovo lavoro, una sinfonia a lungo attesa. Paul porterà con sé la moglie Anna e il collega Willi, ma una volta arrivati alla casa, Otto risulta scomparso. Mentre i tre ne vanno alla ricerca, Paul nota qualcosa di strano nel canto degli uccelli…


RECENSIONI

I coniugi Paul e Anna arrivano, con un amico, in una casa immersa nel bosco in cui dovrebbe esserci il compositore Otto ad accoglierli, ma non lo trovano: l’abitazione è vuota. L’assenza si prolunga e carica gli animi di tensioni. Siamo nel 1929, all’alba del nazismo, anni in cui la musica di Otto, compositore in crisi alle prese con una nuova sinfonia, non potrà trovare posto, un’epoca di orrore da venire. E l’orrore (inteso come genere) serpeggia nelle immagini di una storia in cui il bosco non è solo sfondo, ma luogo paradigmatico che evoca favole macabre e in cui, dunque, l’improvviso arrivo del padrone di casa assumerà il sapore di un’apparizione spettrale: Anna, oppressa da un marito colto e pieno di regole, trova in Otto il disordine e il caos della passione. Gli equilibri sono infranti - l’incanto dell’amore e il desiderio conducono al tradimento (il titolo in originale è Cuore frantumato) -, la catastrofe imminente e consumata con modalità inspiegate.
La dilatazione dei tempi, il rigore formale delle immagini, l’elusione delle spiegazioni e di momenti chiarificatori si condensa in un tutto sospeso, incomprensibile.

L’immersione nel bosco, dove sembra risuonare la sinfonia di Otto (ispirata agli uccelli) è, come in molto cinema dell’ultima generazione dei cineasti più sperimentali, il progressivo cadere in una dimensione altra nella quale la realtà perde i suoi connotati, in cui si incrocia un mondo alternativo alla vita. I riferimenti possibili, guardando il film, sono tanti (da Stalker a Picnic ad Hanging Rock), ma, come si diceva, il film si innesta in un filone che si riscontra sempre più spesso (da Leones - anche il piano sequenza sulla natura circostante lo ricorda molto -, a Noche - lì i nastri registrati, qui le fotografie -) in cui il confine tra morte e vita svanisce.
Concepito come saggio di diploma, è un debutto sorprendente per maturità di sguardo, per come gestisce la materia narrativa, per come costruisce personaggi di cui non si dice nulla e che, costantemente, alimentano domande e dubbi.
L’inciampo del ridondante finale, che sottolinea le conclusioni, smentendo quel senso di non detto che aveva permeato l’intera pellicola, è un peccato veniale che non abbiamo difficoltà a perdonare.

Luca Pacilio
Voto: 8
  
(14/10/2014)




Pacilio
8

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