BURYING THE EX

(Burying the Ex )

di Joe Dante
TRAMA

Max (Anton Yelchin) è un bravo ragazzo che decide di andare a vivere con Evelyn (Ashley Greene), la sua bellissima ragazza. La loro relazione però diventa complicata quando Evelyn si rivela un incubo, maniaca del controllo e manipolativa. Max vuole troncare al più presto la storia, ma ha paura di dirlo a lei. Il caso gli viene in soccorso quando Evelyn è coinvolta in un incidente e muore. Max incontra dopo non molto tempo Olivia (Alexandra Daddario), una ragazza carina che potrebbe essere la sua anima gemella. Scopre presto che Evelyn è risorta dalla tomba e determinata a riprendersi il suo fidanzato, che potrebbe a sua volta diventare uno zombie.


RECENSIONI

Può pure darsi che Burying the Ex sia un film che Dante abbia girato con la mano sinistra. Buona parte della sua filmografia (cfr. ad esempio L'erba del vicino), peró, è lí a dimostrare che Dante ha visto troppi film (e nel modo giusto) per poterne girare di brutti, anche quando usa una mano sola. Anche qui, come quasi sempre, il regista di Matinée è chiamato a ricomporre il cadavere dell'horror in modo da rendere giustizia agli splendori passati di quando esso era in vita. E nessuno usa la cosmesi funeraria come lui: sembra sempre che il cadavere di questo genere ormai trapassato, in qualche modo, si muova.
In questo caso, tale cosmesi si chiama “teen comedy”. Il protagonista, un giovanotto dall'età difficilmente quantificabile (diciamo dai venti ai trenta) di nome Max, è un appassionato di horror, e lavora in un negozio di aggeggi variamente legati al suo genere cinematografico preferito. Vive con un'insopportabile vegana “talebana ambientalista”, Evelyn – ma si invaghisce di una ragazza con i suoi stessi interessi (Olivia). Complice l'amico Travis, insospettabile uomo di mondo e tombeur de femmes, si convince a lasciare la fidanzata. Ma appena prima che ció avvenga, costei viene messa sotto da un autobus. Decisa a non mollare Max neanche dopo morta, Evelyn risale dalla tomba, e non c'è verso di rispedirgliela.

            Alle prese con uno spunto non irresistibile, né troppo originale, il “classico di ritorno” Dante sa bene cosa fare: accelerare il ritmo, prosciugare la materia fino all'essenziale delle situazioni ricorrenti (l'ex che, com'è come non è, sembra sempre nascosta da Max in presenza di Olivia), fare il vuoto intorno alle gag (da manuale come si arriva allo schizzo di vomito in faccia), lavorare ai margini con idee più o meno buone che redimono l'esilità dell'assunto: ad esempio il fatto che, al netto di un po' di trucco, Evelyn da zombie si comporta in maniera esattamente identica a quando era viva – qualificando cosí retroattivamente il suo “fondamentalismo ambientalista” nei termini di una sostanziale morte-in-vita.
Come infatti si sarà già capito, l'esplicito bersaglio di un'operazione del genere è il politicamente corretto “in salsa verde/vegetariana”; tematica, questa, che l'horror (pur anche nella sua reincarnazione commedica post-mortem) è particolarmente ben equipaggiato per affrontare, perché la sua angolazione è squisitamente libidica (come del resto il suo genere gemello: il melodramma). Ne fa, cioè, una questione di godimento – anzi di patologia del godimento. Evelyn, che torna dalla tomba “non-morta” esattamente come prima che morisse, incarna l'irresistibile piacere della rinuncia al piacere in nome di una causa superiore. Ció che ritorna non è più il godimento rimosso (ed è per questo che oggi l'horror è intrinsecamente anacronistico), ma il ben più temibile godimento dell'assenza di godimento (lo scarto tra il godimento e la sua assenza diventa minimo, e si spalancano cosí le porte della commedia). C'è insomma un garbuglio tra organico e inorganico, e Dante si inerpica sulle vertigini dialettiche di questo garbuglio districandole una dopo l'altra, fino al geniale climax in montaggio parallelo (da non raccontare, e che giustifica da solo l'imbarcarsi in quella piacevole sciocchezzuola che è Burying the Ex), per tentare una diagnosi, una cura, un più sano riannodarsi di questi due cordoni. E ancor più dei vari trucchetti del mestiere, è questo il segreto dei Veri Classici.

Marco Grosoli
Voto: 7.5
  
(17/09/2014)




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5.5 5.5 6.5 7.5 6 6.5

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