LA CADUTA DELL'IMPERO ROMANO

(The Fall of the Roman Empire )

di Anthony Mann
TRAMA

181 d.C.: l'imperatore Marco Aurelio viene avvelenato per favorire l'ascesa del figlio Commodo, a lui inviso.


RECENSIONI

La società multietnica, la Guerra di Secessione in nome della schiavitù, i democratici contro i repubblicani, la condivisione mondiale del Sogno Americano per estendere l'Impero, gli ideali contro le sterili dimostrazioni di forza. Ecco l'Impero Romano ad uso propagandistico degli Stati Uniti che, quando affrontano un soggetto storico, volenti o nolenti, parlano sempre di se stessi. La voce fuori campo iniziale promette un'analisi ad ampio spettro delle concause del "declino", alla fine è più facile demonizzare un uomo solo (Commodo) e darlo in pasto alla follia: un guerrafondaio che ha portato Roma alla rovina, corrompendo i valori con il denaro e la sete di potere. Anthony Mann, esautorato dal set di Spartacus, ci riprova, ma anche stavolta non riesce a portare la nave in porto: i produttori lo hanno sollevato dall'incarico prima della fine delle riprese. Il suo kolossal soffre degli stessi mali che hanno divorato Roma: la megalomania (grandi scene di massa, nessuna sequenza grandiosa) e la discordia (regista/produttore). La prima parte soffoca nei dialoghi ampollosi che rincorrono la tragedia shakespeariana con enfatico fiato corto, la seconda persevera nel seminare slogan manichei e semplicistici ("Chi semina odio raccoglie tempesta"; "Il Sogno muore quando il popolo non ci crede più", e così via). Opera "barbara" rispetto al Cleopatra di Mankiewicz dell'anno prima ed esangue dinanzi allo Spartacus di Kubrick: nella confusione generale (senz’altro accentuata dalla versione ridotta dai 172' originali a 153': recuperando la versione integrale uscita in DVD nel 2007, il film strappa la sufficienza), ci sono una regina che scatena la guerra civile per amore (?), un ambiguo appello al sangue blu (Commodo è un figlio illegittimo, per questo governa male) ed un eroe (?) che, lavandosene le mani più volte, asseconda la rovina della propria patria (la scena finale, dal rogo in poi, è un pasticcio). Godibili le sequenze di battaglia, la prova di Christopher Plummer, la scena del duello al "quadrato" e quella del funerale di Marco Aurelio, fra gli ululati dei legionari.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 6




Rangoni Machiavelli
6

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