KING KONG

(King Kong )

di Ernest B. Schoedsack , Merian C. Cooper
TRAMA

Il regista cinematografico Carl Denham, un tipo senza scrupoli, ingaggia una bella ragazza squattrinata per girare un film su di un’isola sconosciuta dove si dice viva un gigantesco mostro.


RECENSIONI

Capolavoro della Settima Arte: indelebile nella memoria perché strabiliante, oggi come allora, per gli effetti speciali e le sequenze da antologia cui danno vita, fra mistero e terrore. La tecnica passo-uno (Stop & Motion) di Willis O’Brien, con a disposizione un notevole budget, mostrò al mondo tutte le proprie potenzialità, con trucchi innovativi: oltre a Kong, ecco prendere vita alcuni dinosauri e dei ragni giganti (rimasti sul tavolo del montaggio per volere dei registi). L’opera è epocale anche per la sua suspense (un archetipo imitatissimo in seguito), l’atmosfera arcana da caccia grossa, il fascino immenso della sua fantasia e della sua drammaturgia: il tema centrale è quello de “La bella e la bestia”, ma contiene anche una forte vena che riflette sullo scontro Natura-Civiltà, la metacinematografia del film nel film e l’autobiografia (i due registi, autori di documentari di viaggi ed esplorazione, poi di film d’avventura, hanno speso anni alla ricerca di luoghi esotici: non si fanno neanche mancare l’occasione di pilotare personalmente l’Halldiver che attacca Kong nel finale). Ernst B. Schoedsack, nel 1931, aveva già girato un documentario sulla vita di un orango tango e, nel 1932, insieme a Irving Pichel, aveva fatto le prove generali per un’avventura terrificante come questa con il seminale La Pericolosa Partita. Il metraggio originale era di 100’ ma il codice Hays nel 1938 censurò la sequenza del mostro che fa strage nel villaggio indigeno e quella in cui spoglia Faye Wray (e poi si annusa le dita!): solo nel 2000, in DVD, le scene sono state reintegrate, arrivando a 90’.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 9




Rangoni Machiavelli
9

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