NON DICO ALTRO

(Enough Said )

di Nicole Holofcener
TRAMA

Eva, massaggiatrice divorziata e con una figlia pronta a partire per il college, conosce Albert a una festa. Tra i due si instaura una reciproca attrazione, ma Eva scopre che una delle sue clienti è la ex moglie di Albert e attraverso i suoi racconti rancorosi comincia a vedere il partner in una luce differente.


RECENSIONI

Nicole Holofcener si accolla una sfida non banale: realizzare una commedia romantica con tutti i crismi (corteggiamento, incertezze, coro di comprimari chiacchieroni, scene madri) scegliendo due protagonisti che non hanno (quasi) nulla di seducente. Due persone normali: entrambi hanno passato i 40 da un po', entrambi hanno un divorzio e una figlia da gestire, lui tende all'obesità e lei tende ad avvizzire. Hanno lavori poco cinematografici e carriere tutt'altro che rampanti: lui fa l'archivista di vecchi e dimenticati programmi televisivi americani, lei la massaggiatrice a domicilio. Non hanno voglia di strafare, non sono interessati al gioco estenuante della seduzione, non vogliono piangersi addosso ma nemmeno spacciarsi per quello che non sono: cinematograficamente, una bella sfida, soprattutto a livello di scrittura. La Holofcener sa plasmare i topoi del genere sul suo personalissimo universo para-alleniano di personaggi sottilmente nevrotici e tendenzialmente logorroici, e la prima metà di Enough Said ha momenti di miracolosa riuscita: i primi appuntamenti fra Eva e Albert trasudano un'intimità inaudita, una freschezza nei dialoghi che non calcano la mano sull'imbarazzo né sulla brillantezza, una chimica sapiente fra due individui sani di mente che non si compiacciono dei propri difetti né delle proprie virtù. Qualcosa di talmente spontaneo da sembrare frutto di una costruzione minuziosa e quasi eroica: riportare la commedia romantica su un terreno di gioco aperto a tutti, non soltanto a personaggi adorabilmente schizzati, variamente disfunzionali e quasi sempre sfacciatamente belli. Un esercizio curioso anche per la filmografia della Holofcener, da sempre imperniata sul dialogo come forma di guerriglia quotidiana e di strumento per l'affermazione di certezze già formate, parole vane in bocca a personaggi incapaci di pronunciare le cose per come stanno. In questo il merito è da spartirsi equamente con la verve perfettamente calibrata di una grande Julia Louis-Dreyfus, interprete soprattutto televisiva (da Seinfeld e Curb Your Enthusiasm alla recente Veep) che qui si dimostra capace di un registro agrodolce e di una mimica mobilissima ma lontana da macchiette & mossette.

E poi c'è James Gandolfini, cui il film è dedicato, in un'interpretazione postuma che fa rimpiangere tutto ciò che non ha avuto il tempo di dare al cinema. Principe azzurro fuori formato e fuori tempo, gli occhi due pozze di malinconia, il sorriso dolente e una vulnerabilità esibita con misura e pacatezza, Gandolfini scolpisce con perizia il proprio personaggio sullo schermo, sopperendo anche allo script via via più arido e didascalico della Holofcener. Che schierando come terzo incomodo della coppia neoformata la ex moglie di lui, o meglio, la sua versione dei fatti (ossia uno sterminato elenco di vecchi difetti, vizi e colpe che minano alla base l'affetto di Eva per Albert), inquina il gioco con tutto il parlare e sparlare tipico del suo cinema. Il personaggio di Catherine Keener (attrice feticcio immancabile per la regista da, appunto, Parlando e sparlando a Friends with Money), poetessa snob con villona e Joni Mitchell per amica, sembra quasi una parodia o un residuo fossilizzato dei personaggi borghesi ed egoriferiti che popolano i film dell'autrice; caricaturale e lontanissima dalla palpitante verosimiglianza del rapporto Albert-Eva. Lo stesso si può dire per la psicologa Toni Collette, moglie insoddisfatta impegnata in nevrastenici cambi d'arredamento e litigi con la domestica. Figurine stilizzate e risapute la cui funzione di contorno non supera mai il bozzetto e svilisce parzialmente il lavoro attento operato sul ritratto al femminile di Eva, personaggio complesso e dolcemente passivo/aggressivo il cui rapporto con gli uomini, con la figlia, con il sesso e il suo mestiere è problematico e piacevolmente lontano da tanta commedia americana contemporanea.

Ilaria Feole
Voto: 6.5
  
(15/12/2013)




FavaraFeoleSaso
7 6.5 6

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