LA CITTÀ DELLE DONNE


di Federico Fellini
TRAMA

Seguendo una donna sensuale e disponibile conosciuta in treno, Snaporaz si trova proiettato in un universo dominato dalle donne: prima tappa, un congresso di femministe.


RECENSIONI

L’autobiografismo felliniano, al parossismo, infila del tutto il dito nella “piaga” che è diventata rappresentativa del suo cinema: la visione del femminino. Mastroianni è l’alter-ego, porta sciarpa ed occhiali del Maestro: il suo Snaporaz, che s’esprime con un indimenticabile linguaggio onomatopeico da fumetto (“Smic, Smac”), entra nella “fossa dei leoni” (la scena finale) ed è messo sotto giudizio dall’altra metà del sesso che lui, invece, fin lì ha trasfigurato in un simulacro, solo per un soffio (un colpo di mitra) impossibilitato a materializzarlo per svelarne il proverbiale mistero. Il treno entra nel tunnel, intravede l’uscita, ma non ne esce. Fellini mette in scena, con un’inventiva debordante e barocca senza uguali, le proprie fantasie sessuali, i propri sogni/incubi ad occhi aperti e non. Allo stesso tempo, pone in essere un’appassionata ed articolata riflessione sul rapporto uomo-donna, quasi in modo sociologico (anche se lo sguardo del voyeur è pur sempre maschile): si passeggia, prima, fra le ribellioni della donna, poi nel tempio maschilista del dottor Katzone, alla sua decimillesima vittima (una donna scopata e catalogata in una collezione d’orgasmi). Le donne, che hanno spesso accusato le sue visioni di misoginia, additano Snaporaz/Fellini: le femministe anti-fallocratiche sostengono che è il più subdolo, un lugubre califfo che le usa per il suo Circo (e compare un foto-montaggio di Fellini-uovo alla coque da degustare). “Perché hai deciso di esplorare un mondo che non ti appartiene, che non puoi conoscere?”, gli chiedono. “Perché lo amo e mi attira”, pare rispondergli il Grande Clown, mentre rimembra le figure femminili della sua infanzia: la pescivendola, la tata, la prostituta culona e le immancabili dive (fra un Maciste all'Inferno e l’altro) con cui masturbarsi in un cinematografo che è un immenso letto. Se il potere alle donne, ambiguamente eccitante, diventa un vero e proprio incubo (una vecchia che tenta di violentarlo, le drogate che lo perseguitano), il sorriso complice della moglie, infine, è un’atto d’amore alle compagne che sanno essere comprensive con l'eterno bambino che è solo alla ricerca del rifugio nel seno materno. Magistrale.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 9




Rangoni Machiavelli
9

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