CHRISTINE - LA MACCHINA INFERNALE

(Christine )

di John Carpenter
TRAMA

Nasce a Detroit, su una catena di montaggio di un’azienda automobilistica. Ma non è la solita macchina. Dentro il suo telaio c’è il diavolo incarnato. Lei è Christine, una Plymouth Fury rossa e bianca del ’58... una fredda e insaziabile furia vendicatrice che distrugge tutto e chiunque ostacoli il suo cammino (dal DVD Universal).


RECENSIONI
Icone cinematografiche su autostrade spinali

“Lei è seduttiva, appassionata, possessiva, lei è puro male” introduceva il trailer del film di Carpenter nel 1983. Christine, Plymouth del ‘58 rosso fiammante, partorita nella catena di montaggio dell’immaginario horror di Stephen King, ha il carattere di una spietata serial killer. Per vendicare l’indifeso Arnie che le ridà splendore, riverserà il suo potere distruttivo prima sugli odiosi compagni e poi sulla fidanzata Leight, insulsamente giovane e carina, tentando di soffocarla, come la figlia del vecchio proprietario, mentre mangia un hamburger sui suoi sedili al buio di un drive in. Quale migliore apoteosi per frantumare lo sfarzo posticcio del benessere stelle & strisce in un parossismo di crudeltà? I suoi metodi sinistri e sottili – click sei intrappolata nell’auto - l’humor nero nella scelta dei pezzi Rock’n roll suonati dalla sua autoradio come commento sonoro agli omicidi,  suscitano empatia, un pizzico di sarcastico compiacimento. La macchina infernale strizza il fanale allo spettatore mentre il suo radiatore sembra sinistramente sorridere.
Il parallelismo oscuro tra l’uomo e la macchina, destinato a fondersi sempre più intimamente nei gorghi consumistici che introducono agli anni ‘80, si unisce al fascino romantico delle rovine nell’era della riproducibilità tecnica dando vita a un pericoloso percorso di simbiosi. La macchina - strumento di morte - qui rivive con una sublime componente nostalgica come personaggio a sé: sorniona, sarcastica e seducente dark lady a quattro ruote, capace di sprigionare un malevolo fascino da diva anni ‘50. Con Crash, già nel 1971 James G. Ballard aveva tracciato un percorso d’introspezione verso l’estetica mortuaria insita nel contemporaneo definendo “l’automobile come metafora totale della vita dell’uomo nella società odierna”. L’analisi sui confini del desiderare l’artificiale qui è ribaltata nella figura della macchina desiderante. Christine è umana e svolge un ruolo tutelare nei confronti di Arnie che, parallelamente al suo restauro, ritroverà confidenza in se stesso e l’indosserà come una corazza di cinismo per affrontare il mondo adulto. Il guscio protettivo dell’auto, così come il giubbotto di pelle rossa, è il rovescio oscuro dell’adolescente indifeso. L’ibridazione della coscienza si fonde nel divenire macchina.

Valentina De Liso*

* Ospite
Voto: 7.5
  
(04/11/2013)





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