LES ADIEUX A LA REINE

(Les adieux à la reine )

di Benoit Jacquot
TRAMA

Il legame tra Maria Antonietta e la sua lettrice personale, durante i convulsi giorni che seguono la presa della Bastiglia.


RECENSIONI

Maria Antonietta è ancora grande, è il Trianon che è diventato Petit: primadonna isterica ed egoista come una Norma Desmond ante litteram, Diane Kruger in parrucca e gioielli dà vita agli slanci infantili e febbrili di una regina che si illude soltanto di sapere cosa significhi “perdere la testa”. Nel ruolo, non per niente, Jacquot avrebbe voluto Eva Green (che invece scelse il set di Dark Shadows), a naso la scelta perfetta per incarnare i bronci sublimi e le bizze voluttuose di una sovrana rinchiusa da bimba nell'ovatta di Versailles e incapace di comprendere i tumulti che ribollivano appena fuori le mura. Parigi e la Bastiglia, infatti, non sono che luoghi potenzialmente immaginari le cui notizie giungono all'orecchio sbigottito della peculiare umanità di corte: dame di compagnia, cuoche e sartine, gondolieri e guardie reali, ovvero quella fascia sociale di schiavi privilegiati al servizio della grande macchina della corona. Les adieux à la reine si svolge interamente in questo brulicante microcosmo, operando sulle fastose stanze monumentali di Versailles il medesimo zoom romanzato che La ragazza con l'orecchino di perla proponeva sul quadro di Vermeer, e avvicinando l'obiettivo alla presunta e inconoscibile intimità di Maria Antonietta e della sua devota lettrice personale Sidonie (Léa Seydoux). La quale, orgogliosa del ruolo ben più sostanzioso di quello di una qualsiasi ricamatrice, nutre per la regina un'ammirazione che sfiora lo struggimento, innervata di una sensualità stordente e proibita. Se Sidonie si industria fino a perdere il sonno per soddisfare la sovrana, non è (soltanto) per l'ambizione di divenire “qualcuno”, lei che è orfana e priva di origini di alcun tipo; è amore quello che la lega inesorabilmente alla viziata e capricciosa Maria Antonietta. Che, a sua volta, spasima per il terzo elemento del triangolo, la duchessa di Polignac (Virginie Ledoyen), sua favorita/amica/amante, oggetto di pettegolezzi crudeli e di invidie sanguigne. Jacquot incrina la messa in scena patinata del dramma d'epoca per ronzare intorno alla sua protagonista con una macchina da presa nervosa e mobile quanto lei: Léa Seydoux (corpo attoriale di aliena bellezza) si affanna tra cortili e corridoi, cancelli e soglie che delimitano crudelmente le differenze sociali. E che designano un gioco sensuale di amorose asimmetrie femminili: Sidonie, la devota, subisce i capricci della regina ed è costretta come ogni servo a uscire dalle sue stanze camminando all'indietro; a testa alta e in avanti procede invece la sfacciata Polignac. Il punto di vista, annebbiato dal sonno e dalla paura, della protagonista, restituisce la confusione tra sonno e veglia che lascia allo spettatore il dubbio sulla natura onirica di molte sequenze: sogna o è desta, Sidonie, persa come Alice attraverso gli specchi di Versailles? Come l'eroina carrolliana è depistata dalle conversazioni casuali con personaggi sibillini, angosciata dalla presenza di un orologio (la pendola d'oro, regalo d'eccezione che tiene in camera e le viene sottratto), spesso umiliata da scivoloni e cadute sui lucidi pavimenti e perfino vessata da una regina (come quella di Cuori disneyana) ossessionata dalla decapitazione. Dorme o è lucida, quando rintraccia la duchessa di Polignac, ottenebrata dall'oppio, nuda fra le sue lenzuola? Poco importa: ciò che importa è il ritmo incalzante che Jacquot imprime a una vicenda esile come il ricamo di una dalia, portandola alla quadratura impietosa del triangolo. Nel finale, spogliata sotto gli occhi della sovrana (un altro asimmetrico doppio: l'imbarazzo di una nudità imposta, contro quella spontanea e sensuosa della duchessa), mentre in lontananza aleggiano sferraglianti rumori di ghigliottina, Sidonie è costretta a facilitare la fuga dell'odiata Polignac. Serva e duchessa si scambiano le vesti, ma anche durante il viaggio in carrozza il mondo esterno, quello che sta fuori le mura dorate della reggia, ci è negato allo sguardo: è solo il riflesso negli occhi di Sidonie, come a dire che la storia, forse, è tutta nella sua testa pronta a incontrare la scure del boia.

Ilaria Feole
Voto: 7
  
(18/08/2013)




BilliFeolePacilio
8 7 6.5

Back