TIMECRIMES

(Los cronocrímenes )

di Nacho Vigalondo
TRAMA

Hector trova una ragazza tramortita nel bosco e un uomo bendato tenta di colpirlo. Si rifugia in una struttura dove un giovane lo nasconde in una vasca: torna indietro nel tempo di poche ore, e vede se stesso.


RECENSIONI
Le tre vite di Hector
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Ingegnoso, pluripremiato, corteggiato da Hollywood e inspiegabilmente passato in sordina in Italia (è stato presentato al Trieste Film Festival) esordio del cortista Nacho Vigalondo, anche interprete dell’uomo della macchina del tempo: sfrutta i paradossi temporali e li vira in thriller senza avvalersi di effetti speciali o apparati scenografici costosi (c’è solo la vasca di Stati di Allucinazione), incuriosisce nella successione di segnali anomali e nell’elevazione alla potenza del monomio con tre Hector “differenti” (Le Cinque Vite di Hector di Bill Forsyth, col senno di poi e post-Cloud Atlas, è seminale?). Quando Hector 2 interagisce con Hector 1, molti dettagli insignificanti del primo cronocrimine acquistano pregnanza: il gioco sorprende e avvince. L’espressione algebrica si complica con l’entrata in campo di Hector 3, e Vigalondo pare perdere la bussola: la sceneggiatura deve tenere conto sia delle azioni in contemporanea degli altri due “cloni”, sia della rivelazione che il terzo Hector è una sorta di demiurgo (con complice) della narrazione, deciso ad influenzare i percorsi dei replicanti. Il cronometro del crimine si inceppa, non per mancanza dei giusti ingranaggi, ma di un’abile mano che sappia incastrarli. Funzionano bene, però, i tocchi ironici (Hector voyeur, Hector geloso di se stesso), certi colpi di scena (chi è l’uomo bendato, quale delle due donne muore), gli innesti nelle ripetizioni, i rimandi filosofali. È come se Vigalondo si interrogasse sulla predestinazione: conoscendo già la “propria” storia, Hector 2 e 3 agiscono di conseguenza, in ricalco, influenzandola nel momento in cui “accade” (Hector 1) ma anche in modo meccanico, compiendo gesti che la assecondino secondo direttrici che conoscono, ma capendone, in un secondo/terzo momento, i misteri, diventando cioè spettatori consapevoli prima che “eroi” che vogliono sovvertire il Destino. Si trasformano, cioè, in registi che reiterano la messinscena per battere il Tempo sul tempo e cercare di aggiustare lo “storyboard” del passato, mettendosi nei panni del villain per comprenderlo (il Darkman bendato). Recitano la parte vista/vissuta: ma chi l’ha scritta? Hector 2, nonostante abbia la certezza che causerà un disastro, dichiara di non avere scelta. Ineluttabilità di certo agire umano. Mancano solo gi Dèi.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 7
  
(28/07/2013)




Rangoni Machiavelli
7

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