APPROVED FOR ADOPTION

(Couleur De Peau: Miel )

di Jung Henin, Laurent Boileau
TRAMA

Jung è uno dei 200.000 coreani adottati sparsi nel mondo. All’età di quarantadue anni decide di ritornare per la prima volta nella Corea del Sud, con lo scopo di respirare l’aria del suo paese, percorrere la terra dei suoi antenati, e magari trovare tracce della sua madre biologica. Questo viaggio lo porta a ricordare il bambino che era una volta e il faticoso percorso che lo ha fatto crescere.


RECENSIONI
Racconto di formazione

Jung è il co-regista del film, ma ne è anche il protagonista. Il lungometraggio animato racconta infatti la sua storia, da quando fu trovato da un poliziotto all’età di cinque anni mentre vagabondava per Seul, fino ai nostri giorni, in cui grazie a una nuova consapevolezza riesce a raggiungere un equilibrio salvifico. Le tappe della sua personale via crucis partono dall’orfanotrofio coreano e arrivano in Belgio, dove Jung viene accolto da una famiglia già numerosa (quattro fratelli) ma pronta a dargli calore e affetto. Più facili i primi tempi, nonostante le inevitabili difficoltà di ambientamento, rispetto al sopraggiungere dei tormenti adolescenziali, in cui diverrà dominante la ricerca di una propria identità. I conflitti con la famiglia adottiva, soprattutto con la madre, diventeranno sempre più frequenti fino a esplodere in un allontanamento, necessario per fare chiarezza, stabilire le priorità e leggersi dentro, insomma, crescere. Con tutte le inevitabili sofferenze, subite e inferte, del caso.

Sarà soprattutto grazie all’arte che Jung riuscirà a sconfiggere, o comunque a circoscrivere attraverso una forma ben definita, i propri fantasmi interiori. Scoprirà infatti un talento per il disegno che gli permetterà di affermare la propria individualità sentendosi finalmente libero di sperimentarsi lontano da qualunque giudizio legato alla sua esteriorità, quindi al suo apparire orientale, perciò straniero, agli occhi degli altri. Una sorta di lasciapassare per il mondo che gli consentirà di uscire dal bozzolo e finalmente maturare. Il film procede unendo l’animazione tradizionale con filmati di repertorio del dopoguerra in Corea del Sud, filmini in Super 8 girati dai familiari di Jung e riprese live del suo viaggio a Seul in tarda età.

Il ritorno in Corea segna una tappa importante per l’artista, tanto attesa ma molto temuta, e rappresenta una riappacificazione con il territorio di nascita ma non di appartenenza. Questo passo indicherà per Jung il superamento definitivo di quel senso di straniamento che gli impediva una definitiva riconciliazione con le sue origini. Il film colpisce per la sincerità con cui cerca di uscire dall’ombelico del regista per farsi manifesto universale di un disagio esistenziale. Il fatto positivo è che ci riesce. Lo spettatore ha infatti modo di captare il dolore del protagonista ed ha sufficienti coordinate narrative per farlo proprio e rielaborarlo. Il disegno semplice ma funzionale e la narrazione priva di orpelli facilitano l’empatia e il cammino di comprensione.

Luca Baroncini
Voto: 7
  
(05/05/2013)




Baroncini
7

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