CONSUMING SPIRITS

(Consuming Spirits )

di Christopher Sullivan
TRAMA

Tre personaggi in cerca d’autore, tra fumi dell’alcool e insostenibili pesantezze dell’essere.


RECENSIONI
Quindici anni di dolore

Gli spiriti che si consumano, a cui allude il titolo, sono sia gli alcolici, che i personaggi non smettono di scolarsi per sopperire al grigiore del presente, ma anche le anime alla deriva di una provincia americana come sempre povera di opportunità e speranza. Qui più che mai. Una suora ha un grave incidente automobilistico. Attorno a lei ruotano i destini di uno speaker radiofonico notturno, di una giornalista sfiorita e del suo amante saltuario. I legami viaggiano nel tempo tra famiglie disfunzionali, vecchie ferite mai sanate e amori non corrisposti. Detta così sembra tutto stimolante ma abbastanza convenzionale, in realtà il film è quanto di più atipico si possa trovare.

Realizzato in sedici millimetri, nell’arco di quindici anni, utilizza stop-motion, 2D, collage, per dare vita a una quotidianità permeata da un’estrema cupezza che, grazie soprattutto alle note malinconiche della colonna sonora, trasfigura in poesia. Non c’è speranza, nessuna redenzione, solo il nero di stati d’animo in cui ogni barlume di umanità pare scomparso. È la sgradevolezza il filo conduttore delle differenti personalità a confronto. Tutto risulta volutamente fastidioso, dall’animazione tutt’altro che fluida, anzi spesso a scatti, all’asetticità delle voci che danno vita ai dolenti personaggi. L’assenza di sconti nei confronti del pubblico è apprezzabile, perché indice di una coerenza a stretto confine con un’urgenza comunicativa, ma altrettanto apprezzabile sarebbe stata una minore dispersione del potenziale drammatico dei personaggi che straparlano senza che tutto risulti sempre a fuoco.

Probabilmente sulla discontinuità dell’esito ha inciso il lungo protrarsi della preparazione del film negli anni. Non semplice tenere sotto controllo il magma umano a disposizione attraverso lo scorrere inesorabile del tempo e il passaggio a differenti collaboratori e animatori. Sta di fatto che la mancanza di compattezza e la dispersione prevalgono sul contenuto. In questo senso un po’ un’occasione mancata, comunque interessante per la personalità dello stile e l’assenza di compromessi, ma più che altro un supplizio per chi si accinge alla visione. E ciò non è quasi mai cosa buona.

Luca Baroncini
Voto: 5.5
  
(04/05/2013)




Baroncini
5.5

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