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IL LATO POSITIVO

(Silver Linings Playbook )

di David O. Russell
TRAMA

Affetto da disturbo bipolare, perde tutto. E vuole ricominciare. Intanto, incontra una ragazza. Decisamente problematica.


RECENSIONI

David O. Russell torna dopo The fighter ad affrontare il tema della scissione dell'animo umano e delle ripercussioni di questa frattura sull'ambiente esterno, sociale e familiare. Dickie Ward e Pat Solano subiscono lo stesso fascino deleterio del passato, un passato che li incornicia vincitori apparenti sulla propria vita: il primo ancorato ad una vittoria leggendaria sul ring, il secondo totalmente immerso in una storia d'amore idilliaca. Poi il naufragio, per entrambi. Il lato positivo marca uno scarto rispetto al predecessore: Pat Solano torna a casa dall'ospedale psichiatrico con la diagnosi di bipolarismo, conscio di dover recuperare terreno sulla propria vita, fermo nella convinzione di dover rimettere insieme i cocci del proprio matrimonio. In Dickie Ward la consapevolezza del proprio stato di emarginazione sociale e mentale mancava in maniera assoluta, complice una famiglia-coro soffocante e arroccata ancora sull'immagine del figlio-fratello leggendario eroe indiscusso della città. In Il lato positivo i toni si smorzano rendendo possibile la messa in scena di una commedia sviluppata in interni borghesi, pervasa da un diffuso senso di leggerezza e di autoironia (si pensi al ragazzo che bussa alla porta della famiglia Solano cercando di intervistare Pat sui suoi problemi psichiatrici. Non è forse un ribaltamento in chiave ironica del documentario che in The fighter svelava il dramma reale della famiglia Ward?). La famiglia Solano, con i propri tic, con le proprie ossessioni e piccole manie cuce attorno al protagonista una coltre protettiva a suo modo porosa, capace da un lato di manifestare le proprie evidenti debolezze umane (l'ossessione del padre per il football e il suo disturbo maniacale che si manifesta in un feticismo per tutti quegli oggetti, dettagli, rituali scaramantici legati alla sua squadra preferita, gli Eagles) e dall'altro di lasciar trapelare il nuovo che incombe e che potrebbe rappresentare la salvezza.

L'attrazione-repulsione del protagonista verso il cambiamento e verso la consapevolezza che non esiste nessun passato da riscattare e da riproporre è incarnata dalla figura di Tiffany, giovane vedova che si affianca a Pat riconoscendo in lui un forte senso di empatia motivato dal loro reciproco disequilibrio esistenziale. Personaggi scissi, appesantiti da un passato insopprimibile ma anche disperatamente tesi alla normalizzazione dei propri atteggiamenti sociali, in cerca di una “strategia” di riscatto e di sopravvivenza, una loro personale regola di adattamento al mondo che è inevitabilmente mutato. La metafora dello sport da un lato e quella della danza dall'altro sono la trasposizione dell'agonismo in atto in ogni essere umano per il superamento del dolore e della solitudine. Forme di apertura che riformulano gli equilibri, che riallineano le capacità e che svelano i falsi movimenti in cui i personaggi si rifugiano per evitare di smascherarsi. La linearità della narrazione mantiene un equilibrio impeccabile e lucidissimo: la prima parte affidata al ritorno a casa da parte del protagonista (momento in cui prevale il rapporto tra Pat e i genitori) si collega naturalmente alla seconda (inizio della frequentazione di Pat con Tuffany) per poi confluire nella terza e conclusiva sezione del racconto in cui tutti quegli elementi eterogenei si coalizzano “sportivamente” per la sopravvivenza della loro atipicità, vissuta adesso come forma di ricchezza riconosciuta e in grado non più di separare ma di unire.

Martina Bartalini
Voto: 7
  
(21/03/2013)




BaronciniBartaliniBellucciBilliDi NicolaFavaraFeolePacilio
7 7 5 5 7.5 6.5 6 7.5
Rangoni MachiavelliSasoTallarita
6.5 6.5 7

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