RALPH SPACCATUTTO

(Wreck-it Ralph )

di Rich Moore
TRAMA

Ralph Spaccatutto, antagonista di un vecchio videogioco ancora "in attività", si è stufato dello status di cattivo e fugge dal suo cabinato in cerca di una nuova reputazione.


RECENSIONI

Disneyata non pixariana, dunque inevitabilmente “minore”, Ralph Spaccatutto è un irrisolto mixed bag sostanzialmente bipartito. Un’introduzione nostalgica, nella quale si omaggiano classici videogiochi del passato, e un successivo sviluppo narrativo in direzione più tradizionale, in cui la vicenda prende le sue ineludibili pieghe. La prima parte è la più riuscita, benché inerte. L’inventato videogioco protagonista, l’eponimo Wreck-it Ralph, omaggia fin dal titolo il dimenticato Wrecking Crew Nintendo (1985) contaminandolo con elementi Donkey Kong–iani di immediata riconoscibilità. Ed è inserito in un universo video/ludico/diegetico dove reali vecchi(ssim)e glorie (Sonic, Bowser, Robotnick, Zangief, Q*Bert, con altri riferimenti più o meno cripto- a Paperboy, Burger Time, Tapper e chissà quant’altro) convivono con personaggi di fantasia, colti nel quotidiano della loro vita dentro i cabinati (i PNG di Wreck-it Ralph che si muovono “a scatti”, visti i pochi frame di animazione concessi dalla tecnologia eighties).

Questa convivenza tra Vero e Verosimile mostra presto la corda, perché il Vero desta interesse nei soli (adulti) iniziati e nostalgici, che possono più o meno bearsi degli “Shoryuken” del Ken di Street Fighter II, mentre il Verosimile riprodotto sa di approssimazione/inganno per gli appassionati ed è privo di reali attrattive per i piccini. Ma la situazione peggiora. Perché nella seconda parte, quando la progressione narrativa si stabilizza all’interno del fantomatico Sugar Rush, si respira aria da shovelware. Il gioco in sé è presentato come un clone di Mario Kart della peggior specie, roba(ccia) smartphoniana gratuita à la Tiki Kart, ed è a sua volta alternato/intrecciato con altre simili derivazioni gameloft-iane dei vari Halo, Gears of War e Call of Duty. E’ in queste atmosfere asettiche, regno del character design inesistente e dell’emulazione più arida e incolore, che la “storia” – un po’ farraginosa e a tratti sciatta – si sviluppa e si conclude senza sussulti e sorprese. Certo, come si dice in questi casi, i bambini potrebbero anche divertirsi. E allora?

Gianluca Pelleschi
Voto: 5
  
(06/01/2013)




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