CHAINED

(Chained )

di Jennifer Lynch
TRAMA

Un tassista serial killer rapisce madre e figlio di nove anni e li porta nella sua casa isolata. Dopo aver ucciso lei, tiene lui come schiavo, legato ad una catena, chiamandolo Coniglio. Una volta cresciuto, vuole che abbia la sua prima volta: uccidere.


RECENSIONI
Catena (f)al(l)imentare

Jennifer non è (papà) David: solo i suoni inquietanti e i soggetti irregolari li accomunano. Se la camera 'red one' a mano, senza meta estetica, crea sequenze a quadro fisso sporcate da leggeri tremolii e da fastidiosi riverberi dell’illuminazione, la claustrofobia fra PsycoBad Boy Bubby è foriera di sviluppi disturbanti: crescere con un serial killer, fra Sindrome di Stoccolma e “bastone e carota”, trasforma in serial killer? A seguire i dettagli dell’indottrinamento del ragazzo (un vero incubo), archivista di omicidi che prende dimestichezza con sangue e cadaveri, eredita la collezione di identità violate e studia anatomia. Coniglio, però, resiste: ci sono registi che, a questo punto, avrebbero fornito spunti per capire come e perché. Altri avrebbero preferito giocare di rimando, affidandosi alle direttrici del racconto più emblematiche per svelare il sottotesto. La drammaturgia di Lynch, invece, semina anelli di una catena che non si forma (tutti i flashback che giustificano la “malattia” dell’assassino: a che pro?), indizi di un rebus mai risolto (le persone sono come puzzle: “Una foto all’esterno della scatola e i pezzi all’interno”), ambiguità mal gestite (il ragazzo è già “seriale”? Ad Angie dice di chiamarsi Coniglio e, mentre l’abbraccia, ha il coltello in mano) nel momento in cui nemmeno si comprendono i termini del dubbio (vedi il goffo finale “aperto”, dove Coniglio torna nel mattatoio). Non resta che l’epidermico thriller di genere, ma il modo in cui sono messi in campo i colpi di scena è fra i più inetti ed ingannevoli: dalla comparsa dell’angelo (Angie) tutto precipita, fra ellissi il cui prevedibile contenuto è mostrato in seguito, incredibile gestione dell’evoluzione psicologica (Coniglio da timoroso a coraggioso), ridicolo involontario (scrive “Help” sul taxi ma non chiede aiuto alla polizia che s’accosta), scorrettezze comode (la colluttazione nel cimitero casalingo, fra morti simulate e tagli di montaggio) e un corrivo coup de théatre finale, appeso con lo sputo (fondato su di una lettera conservata nella giacca per anni e in cui il “complice” mette per iscritto l’assassinio su commissione: per favore…). Da rifare.  

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 5.5
  
(30/12/2012)




BarattiBellucciCompianiDi NicolaPacilioRangoni Machiavelli
5 5.5 5 4.5 5 5.5

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