L'INTERVALLO


di Leonardo Di Costanzo
TRAMA

Due ragazzi sono rinchiusi in un collegio abbandonato nel cuore della città. Veronica è segregata dalla camorra, a Salvatore è imposto il compito di sorvegliarla in attesa della notte.


RECENSIONI

Uno sguardo gettato all’interno dell’universo della camorra (il che non rappresenta di certo una novità), ma ai suoi piani infimi; l’epopea umile delle vittime semiconsapevoli; uno sguardo alieno all’estetica della metropoli maledetta o decadente, come all’ambiguo fascino romanzesco del crimine; un lirismo intimista teso all’intensità dell’inquadratura di uno squarcio di cielo, di uno scambio di sguardi, di un dialogo sui minimi sistemi sospeso fra il letterario e il banale; psicologismi generosi – e saltuariamente d’effetto – ma procedenti per lo più a spanne; ritmi distesi se non letargici.

Sfida ambiziosa, affascinante per Di Costanzo, autore di film-documentari oggi esordiente nel lungometraggio, volenteroso calligrafo; lo sforzo di estorcere senso e di imprimere ali poetiche a ogni piè sospinto – un’inquadratura su due, diciamo – si avverte palese. Non bisogna essere fan del cinema muscolare e ipercinetico per considerare irrisolta la faticosa scrittura singhiozzante, nelle immagini quanto in sceneggiatura, fra languorose inerzie e abrupte impennate (dove i fulminei scarti del montaggio di Carlotta Cristiani hanno modo di avvincere lo spettatore in una rete di assonanze, rimandi, allusioni). Afferma il regista ischitano che Kiarostami è uno dei suoi modelli; non possiamo che concordare. Se la sintassi del film è congestionata, nella semantica esso conosce intenti apprezzabili e trova esiti convincenti, non privi di acume critico su quell’universo infernale ove la prevaricazione maschilista è una cappa soffocante e ubiqua; il confronto fra la ragazza estrosa e ribelle e il capobranco pacato e crudele è il momento più forte del film, ove la forma si fa stile: il ritmo lento è tensione emotiva difficile da sostenere, l’ambientazione fatta di ombre (ottima ovunque la fotografia di Bigazzi) diventa spazialità minacciosa e senza sbocco. Giovani attori funzionali allabisogna.

Hans Ranalli
Voto: 6.5
  
(17/09/2012)




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6.5 6 8 6 6.5 6.5 7

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