BABE VA IN CITTÀ

(Babe Pig in the city )

di George Miller
TRAMA

Per salvare la fattoria mangiata dai debiti, Babe e la Signora Hoggett vanno in città, perdono una coincidenza durante il viaggio e si ritrovano in un hotel “clandestino” per animali.


RECENSIONI

George Miller, produttore e sceneggiatore del primo episodio, subentra alla regia e la impronta ad una vena gotica e dark, contrapponendo l’idillio bucolico e il caos metropolitano. Repetita iuvant: il coro greco di topolini canterini (con brani accelerati, rigorosamente d’antan), la suddivisione in (troppi) capitoli, la papera brontolona. Si moltiplicano gli amici animali antropomorfizzati (cani, gatti, scimmie e pesci) e, accanto al magnifico lavoro degli addestratori (coadiuvati dagli effetti speciali), s’aggiunge quello dello scenografo Roger Ford, la cui metropoli è insieme sognata ed incubale, deformata espressionisticamente e “ricreativa” alla Jeunet e Caro, sanamente spaventosa alla Roald Dahl, canalizzata come Venezia e protesa verso il cielo come la skyline di New York. Miller cerca d’essere bizzarro e surreale, ma la sua invettiva che popola la città di egoismo, solitudine, violenza, palestrati, siliconate e accidiosi tutori dell’ordine, disperde i messaggi edificanti (combattere il rimorso con l’operosità, l’indifferenza con l’altruismo, il cinismo con il coraggio e l’utopia), scema l’ampio spettro allegorico del primo episodio e plasma dicotomie tra carineria e villain senz’appello. Il precetto del rispetto di tutti gli esseri viventi è sempre forte e chiaro, ma si vive con amarezza l’assenza di luce (= la location “campagna”) e il “maiale eccezionale” ha meno impatto in questa sorta di Pianeta delle Scimmie. La sua grande fuga dal tunnel dell’orrore, però, attraversa un vivace ed affascinante caleidoscopio di colori e maschere, instaurando un mini-stato democratico in albergo (bella idea non del tutto sfruttata), trovando alcuni simili fra gli umani (la divertente gag delle facce da suini) e finendo in un farsesco circo alla Monty Python, fra acrobati improvvisati (“palleggiando” una buffa Magda Szubanski, robusta campagnola “gonfiata”) e clown che non ritornano (Mickey Rooney è morto, ma ai piccoli spettatori è meglio non dirlo).

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 6.5




Rangoni Machiavelli
6.5

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