SECUESTRADOS

(Secuestrados )

di Miguel Ángel Vivas
TRAMA

Jaime, Marta e la loro figlia Isabel sono una famiglia benestante di Madrid. Si sono appena trasferiti nella loro nuova e lussuosa casa. I genitori stanno attraversando un momento difficile, ma hanno deciso di dare al loro rapporto un'ultima possibilità. Ma la prima sera nella loro dimora, un gruppo di tre uomini incappucciati fa irruzione. Il loro obiettivo: ottenere quanto più denaro possibile in una notte.


RECENSIONI
non sono funny games

In principio fu William Wyler con Ore disperate. Dal 1955 a oggi sono tante le famiglie borghesi prese in ostaggio sul grande schermo da pericolosi malviventi. Il copione prevede minime varianti, con una tensione determinata soprattutto dallo scontro di caratteri tra aggressori e aggrediti. Tra i primi non manca quasi mai uno psicopatico che finisce con il perdere la testa, ma ce n’è anche uno che di solito si ravvede o cerca di calmare gli animi. Tra i secondi i rapporti sono spesso già tesi e il sequestro porta a inattese solidarietà o a rotture definitive. Difficile, in ogni caso, che il numero di personaggi con cui il film si apre sia lo stesso che arriva al sopraggiungere della parola “fine”.

L’opera di Miguel Ángel Vivas - vincitrice dei premi al Miglior Film e alla Miglior Regia all’americano Fantastic Film Fest, e dell’Anello d’Oro come Miglior Film al nostrano Ravenna Nightmare Film Fest - rispetta alla perfezione le aspettative del genere. La prevedibilità non toglie potenza al film, che sceglie con abilità la strada della progressiva degenerazione degli eventi. A garantire l’empatia non è tanto la simpatia del nucleo familiare protagonista o la lucidità delle scelte dei personaggi (per intenderci, mai sequestrati furono più maldestri), quanto l’efficacia della contingenza. Il qui ed ora è di grande forza e il film prosegue quasi in tempo reale dosando con sadica determinazione colpi di scena, svolte e rese dei conti. La sceneggiatura non va certo per il sottile, sceglie di cavalcare il sentimento di paura infuso dalla società nei confronti degli stranieri e le derive di alcuni tragici fatti di cronaca e la butta sull’urlo prolungato, esacerbando inconvenienti, nervosismi e claustrofobie, e allontanando con caustico calcolo ogni via di uscita.

La regia è invece molto più sofisticata perché utilizza la tecnica per amplificare lo straniamento e la tensione, pressoché continui. Ecco quindi elaborati piani sequenza, split screen, macchina da presa manuale, sapientemente asserviti al pugno nello stomaco cercato  e trovato dalla narrazione. Una sorta di terrorismo psicologico, forse discutibile, soprattutto nelle relative implicazioni sociologiche, ma di sicuro effetto. Un cinema di grana grossa, quindi, che centra perfettamente il bersaglio di intrattenere e infondere angoscia. Depistante il prologo, ma funzionale al prolungamento del retrogusto tutt’altro che rassicurante del film. Fuori luogo, invece, i paragoni con i Funny Games di Michael Haneke, in cui il sequestro diventa spunto per una lucida riflessione sul Male, assente nell’opera di Vivas.

Luca Baroncini
Voto: 7
  
(15/11/2011)




BaronciniCompianiDi NicolaPacilio
7 6.5 6.5 7

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