DAMSELS IN DISTRESS - RAGAZZE ALLO SBANDO

(Damsels in Distress )

di Whit Stillman
TRAMA

Tre belle ragazze – la vivace capogruppo Violet Wister, l’assennata Rose e la sexy Heather – vogliono rivoluzionare la vita di una malconcia università americana. Al trio si unisce anche la nuova iscritta Lily e insieme decidono di aiutare gli studenti gravemente depressi con un programma di igiene e spettacoli di danza. Le protagoniste vivono una serie di storie romantiche – tra cui quelle con il mellifluo Charlie, con l’uomo dei sogni Xavier e con gli scatenati Frank e Thor – che mettono a dura prova l’amicizia e la salute mentale del gruppo.


RECENSIONI
Aria fritta

Per comprendere appieno l’ultima fatica di Whit Stillman, la quarta in venti anni di attività (il debutto fu nel 1990 con l’acclamato Metropolitan), bisognerebbe conoscere l’autore e il suo stile, così come la realtà americana e la vita nei college. Rinunciando a priori a una disamina così ambiziosa, quello che prima di tutto emerge è una sensazione di straniamento. Non si capisce, infatti, dove il regista voglia andare a parare: raccontare un disagio giovanile con leggerezza? Mettere in scena le proprie ossessioni di uomo prima che di film-maker? Mantenere una distanza salvifica dalle miserie umane? Fotografare con ironia un universo che si è subìto e da cui ci si è vittoriosamente liberati? Sfruttare cinematograficamente l’enorme risorsa della parola attraverso dialoghi ricercati e volutamente surreali? Scardinare dall’interno i luoghi comuni delle commedie adolescenziali di successo (gli elementi ci sono tutti, dalle confraternite alle solidarietà femminili)?

Qualunque fossero le intenzioni, il film si caratterizza per personaggi dalle dinamiche comportamentali sopra le righe imbrigliate in un approccio cerebrale che pone la parola e le sue implicazioni al centro del racconto. Una sorta di Todd Solondz più conciliante e meno caustico. Pare però la futilità il leit motiv del film, con situazioni paradossali e assurde, personaggi apparentemente imperturbabili e disincantati, lontani da qualunque visceralità, e dialoghi elaborati incentrati sulla frivolezza (il successo dell’igiene personale, il potere evocativo dei profumi, la ricerca di un abbigliamento consono, le proprietà terapeutiche e liberatorie del ballo, le abitudini sessuali dei Catari).

Per un po’, molto poco a dire il vero, si sta al gioco, provando a lasciarsi trasportare in qualche modo, e da qualche parte, mentre c’è chi cerca di salvare il mondo fuggendo da se stesso e dalla concretezza schiacciante del quotidiano, poi la musica zuccherosa satura i canali ricettivi e i personaggi finiscono per trarre dal loro verbo una consolazione di gran lunga superiore a quella che concedono allo spettatore. La leggerezza finisce quindi per svaporare. E il distacco iniziale si fa voragine. Il titolo è un omaggio all’omonimo film con Fred Astaire e Joan Fontaine (in italia Una magnifica avventura), fonte di ispirazione, pare, per alcuni numeri musicali.

Luca Baroncini
Voto: 5
  
(27/09/2011)




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