CACCIATORE BIANCO, CUORE NERO

(White hunter, black heart )

di Clint Eastwood
TRAMA

1952: John (Wilson) Huston deve girare un film in Africa ma, ossessionato dall'uccidere un elefante, trascura il set.


RECENSIONI

Il cuore nero di Bird vola in Africa, alla ricerca del confronto diretto con il rischio, il coraggio e la morte. Viene ossessionato dal proprio animale iniziatico e trascura la creazione (girare il film). Deve prima dimostrare a se stesso la propria indipendenza, commettendo un peccato (uccidere una nobile creatura) che ratifichi la libertà del libero arbitrio. Peter Viertel, co-sceneggiatore (insieme ai registi James Bridges e Burt Kennedy), porta una testimonianza diretta dal set de La Regina d'Africa di John Huston (di cui era soggettista), un classico dell'avventura rosa, dove affiorano in modo prepotente, appunto, il tema del coraggio ed il sarcasmo nei confronti del rigore religioso. I cinefili resteranno delusi da un promesso "backstage" che, invece, finisce col riflettere sulla figura di un uomo che vuole essere "regista" della propria anima ma, come tutti i personaggi feriti e coriacei di Eastwood, non sa far altro che urlare il proprio individualismo con la ribellione e la violenza. Il nemico è la paura, l'avventura il mezzo per raggiungerlo, il coraggio l'arma per abbatterlo. Salvo accorgersi che la paura della paura ha mangiato l'anima, nonostante le difese erette nel pessimismo. I protagonisti di Eastwood, in realtà, nascono e muoiono nella penombra, non c'è né cacciatore bianco né cuore nero. Il "nero" ha il fascino della simpatica canaglia, misogina, scontrosa, sorniona e rivela, sotto la vernice, una mano di bianco che lotta con caparbietà per la giusta causa (contro il razzismo). Quando John Huston è faccia a faccia con il suo Moby Dick, si blocca, e non sapremo mai se è la paura o la presa di coscienza a pietrificare il suo dito sul grilletto. In fondo non ha importanza, la Natura non ha un sottotesto a ipotesi e tesi. Per rendere bianco il cuore uccide il cuore (del) nero, senza motivo apparente, o per tutti i motivi del mondo. L'Arte stessa, come voleva Hemingway, pretende la semplicità, in tutta la sua complessità: i finali pessimisti non hanno senso nel momento in cui pretendono di averlo. Azione!

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 7




Rangoni Machiavelli
7

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