CASABLANCA

(Casablanca )

di Michael Curtiz
TRAMA

Marocco, 1941. Rick (Humphrey Bogart), che gestisce un locale a Casablanca, incontra per caso Ilse (Ingrid Bergman), la donna da lui amata diversi anni prima e mai dimenticata, ma che ora è sposata.


RECENSIONI

Intreccio inverosimile (specie nello scioglimento, stigmatizzato dalla protagonista di Harry, ti presento Sally…), personaggi piatti, dialoghi pomposi, realizzazione e recitazione di solida maniera: davvero, questo film non ha nulla di speciale. Anzi, tutto. Casablanca non è solo una proverbiale variazione sul tema chiave della tradizione narrativa occidentale (il triangolo erotico), né si esaurisce nel trionfo dei suoi divini interpreti. È un teorema sul cinema in quanto isola felice da qualche parte fra Storia e Mito, universo impermeabile ai decreti del buon senso e del buon gusto perché soggetto solo alla propria natura spudoratamente lavica. Assolutamente perfetto nella miscela di azione, umorismo, disillusione e rimpianto (tanto da risultare irritante), il film individua nell’iperbole e nell’essenzialità le proprie regole supreme. Come dice il titolo della pièce all’origine della travagliata sceneggiatura, tutti vengono da Rick: scientifica perfidia e dissimulato eroismo sostano a pochi metri di distanza, le contraddittorie metamorfosi dell’esistenza intrecciano macabre danze fra i tavoli. Il tempo passa ma non può nulla nei confronti di un sentimento sepolto e tutt’altro che estinto, tanto forte da rendere tremendamente plausibile il sospetto che tutto (guerra in testa) sia solo una conseguenza dell’amore (è il rombo del cannone o il battito del mio cuore?). Un’inquadratura, una battuta bastano a fissare il tono di una scena, rendendo immortale una manciata di immagini (una per tutte, Sam alle prese con la canzone proibita). Rick e Ilsa avranno sempre Parigi. E noi con loro.

Stefano Selleri
Voto: 8




Selleri
8

Back