DRAWING RESTRAINT 9

(Drawing Restraint 9 )

di Matthew Barney
TRAMA

A bordo di una baleniera giapponese nella baia di Nagasaki, una gigantesca scultura di vaselina è contenuta da barriere che ne preservano la forma. Due occidentali, accolti a bordo della nave, sono trattati col massimo riguardo e rivestiti con abiti propri del matrimonio della tradizione Shinto…


RECENSIONI

Dopo le esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki il generale Mac Arthur consente al Giappone, in ginocchio per la fame e la mancanza di lavoro, di trasformare le sue navi da guerra in baleniere. Per ringraziare il generale di questo gesto migliaia di giapponesi gli inviano lettere e regali. E’ dunque con la preparazione di un sofisticato pacchetto che comincia DR9 che nel rapporto tra Giappone e Stati Uniti ha il suo nodo tematico fondamentale.

Mentre una gigantesca scultura di vaselina (The Field – cfr. il ciclo Cremaster) viene plasmata sul ponte della baleniera Nisshin Maru, due ospiti occidentali saliti a bordo, sono  stati abbigliati allo scopo di unirsi in matrimonio secondo il rito scintoista. Messi a parte della storia della nave (l’unica parte dialogata del film), mentre la vaselina della scultura tracima, l’uomo e la donna si abbracciano: nella cabina oramai inondata una trasformazione si sta attuando, un bacio amoroso consuma le loro labbra mentre i coltelli spappolano la carne…

Quello di Barney è l’ulteriore capitolo di un’opera complessa, vagamente wagneriana, che mescola diverse modalità di espressione artistica: dall’immagine in movimento, alla scultura, dalla body art alla fotografia, dall’architettura alla scrittura (ogni suo progetto si articola in differenti – rare e ricercatissime – emanazioni) fino alla musica (Bjork scrive una complessa partitura in miracolosa osmosi con le immagini). Artista troppo rigoroso e misurato per poterlo definire visionario, Barney esce per la prima volta dai musei e dà vita ad un lavoro composto di visioni simboliche superbamente controllate, a un film di complessi manufatti (persino le pietanze consumate dalla ciurma sono elaborati sofisticatissimi), sculture, corpi, a un trip composto di minerali, vegetali, animali e che è prima di tutto, come ogni opera artistica, un’esperienza che invade i sensi, un lavoro che nel cinema trova un limite e non una definizione, che racchiude in sé lo stesso svolgersi del processo creativo.

Tutto il ciclo Drawing Restraints (di cui questo film è, appunto, il nono capitolo) vuole essere, nelle intenzioni dell’autore, una celebrazione della pura energia creativa, prescindendo dai prodotti  in cui si sostanzia – proprio l’impatto con la creazione artistica sembra essere alla base della trasformazione alchemica degli Sposi in balene -: in questa serie (se ne è avuta un’integrale esposizione alla Fondazione Merz, a Torino, nel 2008) è dunque la performance l’oggetto artistico, prima ancora del prodotto di essa. L’atto della creazione avviene in una situazione di ostacolo (dipingere mentre si salta su un tappeto; ritrarre la statua della Libertà al largo della baia newyorkese legati all’albero dell’imbarcazione da un elastico che permette a stento di raggiungere la tela; operare sul ponte di una barca sconquassata da onde e vento usando le proprie deiezioni per creare etc) ed è la rappresentazione di questo sforzo il punto della faccenda.

Per questo DR9, opera ai confini di molte cose, non si parli allora di dilatazione dei tempi ché il film si sviluppa secondo quelli naturali di un lavoro che richiede di necessità spettatori audaci e motivati, pronti a farsi inondare dalle perspicue immagini di un mondo da contemplare senza farsi domande e che rappresenta una fatica kolossale a lavoro, l’impegno gigante di un artista in disputa continua con i suoi limiti: la sublime sfilata iniziale che accompagna il varo della baleniera vale intere annate di film in sala con buona pace di chi mastica a sproposito parole come “solipsismo” e “intellettualismo”.



Come tutti coloro che coltivano ossessioni anche Barney è un artista sincero poiché, siamo costretti a ripeterlo, c’è molta più verità in un’ostica idea fissa che in un racconto che tradisca, nella sua studiata linearità, l’artificio, la subdola finzione che, proprio quando rassicura l’intelletto, attua il suo inganno.

Luca Pacilio
Voto: 9




Di NicolaPacilioSangiorgioStefanoni
8.5 9 9 9

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