IL PESCATORE DI SOGNI

(Salmon Fishing in the Yemen )

di Lasse Hallstrom
TRAMA

Un ricchissimo sceicco è fermamente deciso a portare la pesca al salmone nello Yemen, costi quel che costi. Un esperto del settore è costretto dal Governo britannico a supportarlo nell'improbabile avventura, coadiuvato da una collega.


RECENSIONI

Hallstrom è un regista a cui alcune ciambelle riescono (Buon compleanno Mr. Grape), altre vendono al di là del merito (Le regole della casa del sidro), altre ancora vengono fuori decisamente indigeste (Qualcosa di cui... sparlare).
Il pescatore di sogni porta il marchio della "carineria" che è a seconda dei casi punto di forza o di debolezza dell'autore e ripropone i consueti toni fiabeschi di Hallstrom.
Ne sono emblema i personaggi al centro della storia: lo scienziato prima scettico poi sempre più conquistato da un nuovo stile di vita ed una nuova avventura apparentemente folle, lo sceicco che incarna il "musulmano buono", ottimista ed idealista, la ragazza di buon cuore.
Il film racconta soprattutto un sogno, l'impossibile che diventa realtà, la rinascita, l'alternativa ai canoni precostituiti ed al modello frenetico, asettico e vuoto di tanto Occidente (la moglie in carriera, la città, il compromesso, la routine divenuta mediocrità).
Nel far questo si trova a tracciare anche un elogio della pesca, attività simbolica dalle molte implicazioni per l'animo umano: come sottolinea lo sceicco illuminato, i pescatori non sono razzisti, per loro pazienza, tolleranza, umiltà sono le virtù importanti, e possiedono perseveranza e fede.
In questo clima "grazioso", ricco di metafore (non ci avventureremo a moltiplicare tutte quelle possibili sui salmoni), romantico col rischio del dolciastro, la salvezza arriva, come spesso accade, dall'ironia.
Kristin Scott Thomas, in un ruolo che le si addice (viene spontaneo sottolinearlo, dopo aver visto Belamì), cinica e macchinatrice braccio destro del Primo Ministro britannico, è affidataria del registro comico e si occupa efficaciemente degli inserti umoristici della pellicola. Inserti necessari per contenere l'avanzata delle derive melodrammatico-sentimentali, ma anche dei toni utopico-favolistico-contemplativi (l'incanto della natura, l'armonia con essa e fra i popoli, il contatto con la parte più vera ed essenziale di sé...).
La Scott Thomas di ferro, inguainata in tailleur scuri, ha il compito di procurare "buone notizie dal Medio Oriente", intimidendo, orchestrando, fabbricando e, non ultimo, dirigendo le azioni di un Primo Ministro "nullità". A questo riguardo si segnala la divertente trovata della chat tra i due.
Una buona sdrammatizzazione, che nasconde almeno in parte peccati come la moglie irrimediabilmente antipatica, da contratto, ed il solito clichè del soldato disperso, atteso, dato per morto, riapparso al momento (in questo caso) meno opportuno, per citare i peggiori.
Si resta in superficie, si bara un po', ma con grazia.
Il viso pulito di Ewan McGregor è ormai un'abitudine, chissà se invece Emily Blunt uscirà mai dalla terra di mezzo in cui si è un po' arenata: da troppo grande promessa, ma non ancora vera star. Finché i suoi ruoli resteranno solo "carini", probabilmente no.

Raffaella Saso
Voto: 6
  
(16/06/2012)




Saso
6

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