COLPIRE AL CUORE


di Gianni Amelio
TRAMA

Il figlio quindicenne scopre che il padre professore se la fa con alcuni terroristi e lo denuncia ai carabinieri.


RECENSIONI

Esordio al cinema di Amelio dopo un apprezzato tirocinio in Tv (co-produce la RAI). L’opera ha ricevuto numerosi premi, anche perché la poesia degli sguardi, della spontaneità, il cinema del "cuore", delle emozioni sommesse di Amelio è qualcosa di davvero ragguardevole: privilegia i rapporti a due, fra generazioni differenti, la sineddoche (la parte per il tutto), un tema scottante (è fra i primi film a occuparsi del terrorismo), la naturalezza delle recitazioni (Jean-Louis Trintignant è bravo di suo ma quel che il regista riesce a tirar fuori dal ragazzino è magnifico). Un neo-neo-realismo sensibile e delicato, senza troppe impennate drammatiche, che incanta con un prodotto a basso costo, in quasi totale assenza di movimenti di macchina, aiutato e seppellito però dall'apporto dello scrittore Vincenzo Cerami (stessi errori di Un Borghese Piccolo Piccolo e Porte Aperte) che, se da un lato ravviva la staticità con elementi più d'effetto, introduce anche premesse dure a digerirsi (il figlio che denuncia il padre senza una particolare ragione, senza conflitti precedenti: “solo” un’allegoria di un paese che li oppone?) mentre il rischio di ridurre un argomento importante in trattazione grossolana (il ragazzo che gira con una macchina fotografica con teleobiettivo da supereroe) è evitato solo da un messaggio/apologo di fondo irritantemente ambiguo e aleatorio, non certo complesso o ricco di sfumature. Due modi di fare cinema che cozzano, uno potentemente emotivo, l’altro semi-surreale (frivolo): il risultato è un realismo che si sublima in allegoria poco limpida (è il terrorismo a impedire il riavvicinamento padre/figlio? La disumanità a chi appartiene, al figlio che compie il suo dovere? E l'umanità?), non giustificata nel richiamo di un clima di sospetto e terrore, che non convince e non è esauriente né come dissertazione sul terrorismo né come quadro di conflitti generazionali ribaltati (il giovane è per l'Ordine borghese; l'adulto flirta con la Rivoluzione). Sul piatto resta solo indecisione semantica e stilistica, a specchio del doppio senso (sfuggente) del titolo: un figlio che colpisce al cuore il padre e il terrorismo. Bellissimo, però, il modo in cui è ritratta Milano.

Ciao
Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 6.5




Rangoni Machiavelli
6.5

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