ARRUGAS - RUGHE

(Arrugas )

di Ignacio Ferreras
TRAMA

Dopo aver manifestato i primi segni del morbo di Alzheimer, Emilio viene condotto in una casa di cura per anziani e da subito stringe amicizia con Miguel, da tempo lì ricoverato. Come tutti gli altri ospiti della struttura, anche Emilio ha l'incubo di finire al piano superiore dove, senza comfort e sostegno dei compagni, si respira l'aria dell'ospizio vero e proprio. Escogita così uno stravagante piano che gli regala nuova linfa e rompe la noia che imperversava nelle giornate dei suoi nuovi compagni d'avventura.


RECENSIONI
Esistere non è vivere

Grazie alla Pixar, con Up, la vecchiaia è stata sdoganata ufficialmente, consentendo a una persona anziana, burbera, sola, di diventare protagonista di un film di animazione mainstream. Le ambizioni trasversali del progetto hanno però reso necessario contrapporre Buoni e Cattivi, e inserire battaglie spettacolari in cielo per mantenere agganciato il pubblico giovane, comunque primario target di riferimento. Aspetti che l’approccio unicamente adulto di Ignacio Ferreras, seguendo piuttosto fedelmente, anche nei disegni, l’omonima graphic novel di Paco Roca, non asseconda. Ecco quindi la vecchiaia nuda e cruda, senza filtri avventurosi in grado di renderla digeribile.

Il protagonista è Emilio, un ex direttore di banca che viene sistemato dal figlio in un istituto di assistenza geriatrica nel momento in cui la sua quotidianità, fatta di vuoti di memoria e autosufficienza sempre più limitata, impone una scelta. Il lungometraggio segue l’inserimento di Emilio nel nuovo microcosmo di anime in pena e le fasi della sua malattia, il morbo di Alzheimer, dalle prime avvisaglie fino alla terribile consapevolezza e al trasferimento al piano superiore, temuto punto di non ritorno. Il soggetto è tutto qui, e segue il lento scorrere delle giornate del nuovo arrivato e il suo rapporto con il compagno di stanza, l’intraprendente Emilio. Un uomo di spirito che vende illusioni con simpatia: si improvvisa bigliettaio di una degente che crede di essere sull’Orient Express, si fa pagare da un’altra ospite che gira tutto il giorno, e tutti i giorni, alla ricerca di un telefono che per lei non squilla mai.

Il tempo diventa una variabile crudele e le tappe che scandiscono il lento scorrere delle ore (il mangiare, le rare visite dei parenti, la palestra, la sala tv) sono vissute più come un compito da dover svolgere che come un’opportunità. Ciò che manca è la libertà, ma anche la rocambolesca fuga in auto si risolverà in una boccata d’ossigeno di breve durata perché la malattia impone il suo countdown e la morte smette di essere solo un’eventualità. L’animazione trova nella semplicità di scenografie e character design la sua forza perché consente di concentrarsi sui personaggi e sulle loro necessità.

Molto sensibile nel tratteggiare i diversi protagonisti, il film non solo non fa sconti sull’età senile, evitando di edulcorare stati d’animo e atmosfere, ma riesce anche a non cadere nelle trappole del patetismo e della grevità. Si mantiene quindi leggero, consentendo di empatizzare con i personaggi e le loro consapevolezze, quando ancorarsi ai ricordi diventa un modo per dare senso a un presente che riserva più amarezza che sorprese. Forse eccede nel mostrare il disinteresse dei familiari, solo formalmente complici e in realtà desiderosi di togliersi un peso, ma Ferreras adotta il punto di vista degli anziani e soprattutto su questo si sofferma. E quella piscina in bella vista sui depliant, in realtà mai utilizzata dagli ospiti della casa di cura e creata con il solo scopo di attirare i veri clienti, cioè i familiari che pagano la degenza, è un’immagine quanto mai efficace della vecchiaia, strumentalizzata a fini economi e vissuta da tutti più come un peso che come rispettabile approdo.

Luca Baroncini
Voto: 7.5
  
(30/04/2012)




Baroncini
7.5

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