CONFLITTO DI INTERESSI

(The gingerbread man )

di Robert Altman
TRAMA

Savannah, Georgia: un avvocato penalista di successo s’innamora della figlia di uno squilibrato che fa internare.


RECENSIONI

Con un volo ad uccello in apertura, Altman assume il punto di vista "distaccato" dell'uragano Geraldo in arrivo su Savannah: uno sguardo "geologico" sulla gretta umanità, superiore, spietato ed indifferente. La sceneggiatura rende a suon di colpi di scena gratuiti o spettacolari (vedi la parte finale) il thriller d'ambiente giudiziario del solito John Grisham, rischiando di soverchiare la cura che l’autore pone nei particolari, nel delineare personaggi buffi (quello di Downey jr), inquietanti (l'esaltato di Duvall) e misteriosi (la Davidtz) e nel dare respiro alle scene per immergerle in un’atmosfera angosciante, cupa (la pioggia incessante, l'oscurità), al limite dell’esoterico-horror (la presenza dei gatti e di una fantomatica setta dell’Apocalisse). L'uomo di marzapane del titolo originale è un Kenneth Branagh che sta per essere "divorato" da tutti, ma Altman non sposa la poetica partigiana dell’innocente incastrato, preferisce dipingerlo come un meschino donnaiolo, un opportunista cui si ritorce contro il male fatto. La controparte "istituzionale" non è da meno: il giudice condanna guidato solo dall’orgoglio e, a detta della polizia, la legge non è uguale per tutti. Contro tutte le previsioni, Altman prova simpatia per l'enigmatico personaggio di Robert Duvall che, al processo, proferisce le parole più sagge ma non ottiene udienza: perché, come il regista, non segue le procedure, i codici formali. Lo stesso Branagh compie il suo unico gesto eroico quando infrange la legge per riavere i figli. I notiziari televisivi, che annunciano l’arrivo dell’uragano, fanno da contrappunto alla crescita della tensione, ma la catarsi punitiva del terremoto di America Oggi viene a mancare, sostituita da un finale di compromesso, né lieto né amaro. Fra tante "convenzioni insolite", il film è all’apparenza arioso, non claustrofobico, ma l'aria è appestata e la claustrofobia è morale, sentenziata dal Cielo che osserva e si riflette sui cofani delle auto.

Niccolò Rangoni Machiavelli
Voto: 7.5




Rangoni Machiavelli
7.5

Back