LA DEA DELL'AMORE

(Mighty Aphrodite )

di Woody Allen
TRAMA

Lenny e Amanda adottano un bimbo. Dopo qualche anno, all'uomo viene l'idea di rintracciare la madre naturale del suo Max...


RECENSIONI

Dopo quell'irresistibile, brillante, disilluso trattato sulla vita e il teatro che è Pallottole su Broadway, Woody si concede - apparentemente - una parentesi di leggerezza: la storia del giornalista sportivo che "rieduca" una vistosa e ingenua prostituta non è altro che l'ennesima riscrittura del mito di Pigmalione, e soprattutto il pretesto per alcune delle gag più riuscite di tutta la filmografia di Allen (merito anche dello scenografo Santo Loquasto: il décor dell'appartamento di Linda è da antologia del porno - comico - kitsch). Ma sotto la frizzante superficie si nasconde (non troppo, per la verità) una tragedia vera e propria (infatti provvista di regolamentare Coro greco, che canta e danza a tempo di jazz, e di riferimenti espliciti alla mitologia, fin dal titolo originale che inneggia ad Afrodite), e anche una riflessione per nulla banale sui rapporti tra arte e vita. Impossibile non cogliere suggestioni, se non echi, autobiografiche nella vicenda narrata, al centro della quale troviamo una coppia che, dopo avere adottato un figlio, finisce sull'orlo del divorzio, mentre Helena Bonham Carter è simile in maniera impressionante, per aspetto e atteggiamenti, alla Mia Farrow anni Ottanta. Ma non è (solo) la vita privata del regista ad essere messa simpaticamente in discussione: Allen riconsidera criticamente uno dei cardini della sua drammaturgia, la maschera del "Salvatore", dell'omino in gamba che cerca di elevare intellettualmente, e spesso anche moralmente, la sua compagna (se poi l'operazione abbia successo, è un'altra questione). Su un simile personaggio sono costruiti capolavori come Io e Annie, Manhattan, Broadway Danny Rose. Nella Dea dell'amore questa "operazione di salvataggio" è trattata in modo meno lineare del solito: la puttana dal cuore d'oro acquisisce una condizione di rispettabilità, ma allo stesso tempo fa capire a Lenny quanto sia importante il legame che ha con la moglie e il bambino. Linda, simbolo di una svolta creativa, prelude alle più recenti eroine del regista, da Steffi (Tutti dicono I love you) a Robin (Celebrity), da Hattie (Accordi e disaccordi) alla coppia formata dalle cugine Frenchy e May in Criminali da strapazzo, tutte donne non prive di difetti ma sostanzialmente molto più positive degli uomini. Woody si permette anche (inaudito!) di scherzare sulla psicanalisi, insinuando dubbi sulla sua efficacia (si vedano i battibecchi di Lenny con il Corifeo, accusato di essere solo un chiacchierone invadente e inconcludente, totalmente avulso dalla realtà dell'azione) e più in generale sulla possibilità di comprendere qualcosa di noi stessi: il cuore, come è noto, non s'intende di logica. E allora, ecco la musica, espressione primigenia dell'energia universale, da sempre molto importante nel cinema di Allen, che infatti avrebbe realizzato, a pochi mesi di distanza, un vero e proprio musical. Un film quasi eversivo, sempre divertentissimo, screziato di una sorridente volgarità che troverà la sua piena espressione in Harry a pezzi, La dea dell'amore si avvale di interpreti magnifici, tra cui Mira Sorvino, premiata con l'Oscar come migliore non protagonista, e il simpatico Michael Rapaport.

Stefano Selleri
Voto: 9




Selleri
9

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