L'AMORE ALL'IMPROVVISO - Larry Crowne

(Larry Crowne )

di Tom Hanks
TRAMA

Larry Crowne passa da un giorno all'altro da impiegato modello a disoccupato. Perde tutto, ma decide in fretta di reinventarsi, prima di tutto iscrivendosi all'università.


RECENSIONI
Tempi difficili

Parte dalla crisi economica la seconda prova da regista di Tom Hanks per il grande schermo. Il cinema americano fronteggia licenziamenti e tracolli finanziari cercando spiragli di luce nei drammi personali che ne derivano (sono freschi nella memoria Tra le nuvole e The company man). Larry Crowne preferisce però in modo netto l'approccio della commedia a quello drammatico.
E' un film che cerca la propria forza nell'ottimismo, inseguendo con evidenza lo spirito di Frank Capra. Non più il sogno americano in grande stile secondo il quale l'iniziativa individuale può condurre all'affermazione anche partendo dal nulla, ma una più modesta speranza di rialzare la testa nelle difficoltà, dandosi da fare ed accontentandosi. Larry non riavrà il suo posto di lavoro e non sappiamo se ne troverà un altro altrettanto soddisfacente grazie ai suoi studi; lo lasciamo diviso tra corsi universitari e toast da servire ai tavoli, ma innamorato e fiducioso, non sconfitto.
Sfortunatamente per Hanks, né la sceneggiatura debolissima né la regia anodina rendono mai possibile, neppure per un attimo, l'accostamento con le commedie del grande Capra.
Il ridimensionamento del sogno americano è l'unico tentativo di tenere i piedi per terra in una storia che fa acqua da molte parti.
Anche prendendo per buona la reazione del protagonista al licenziamento prima ed alla perdita della casa poi, nonché al fallimento delle ricerche di un nuovo impiego - sorpresa e scoramento durano tre inquadrature, le sfumature dell'analisi sono un miraggio - è la nuova vita a lasciare perplessi. Un trionfo di solidarietà mista a colpi di fortuna degno del buon Forrest Gump (ma privo della sua costruzione poetica). Un vicino aiuta a racimolare denaro dagli oggetti inutili, un altro fornisce un'occupazione nella propria tavola calda. Ma soprattutto, per facilitare l'ambientamento nel contesto universitario, una ragazza giovane, carina e spigliata rimane folgorata a prima vista da simpatia per l'attempato neoiscritto e si adopera per inserirlo nel proprio gruppo di centauri. Gli ringiovanisce il look, gli regala vestiti, gli riordina la casa come le fatine buone. Per completare il quadro con una bella professoressa provvidenzialmente alle soglie del divorzio che subisce il suo fascino acqua e sapone.
Più che improbabile, insensato, anche per una commedia.
A questo si aggiunge la mancanza di snodi essenziali, che riduce il momento clou del finale ad una esposizione in classe da parte di Hanks (anche questa accolta da un'incomprensibile ovazione), prima del coronamento romantico (con tanto di titoli di coda con la coppia felice in motorino).
Larry Crowne è un personaggio di dickensiana medietà e bontà, forte del non lasciarsi abbattere e di un certo candore positivo. Niente di approfondito o rivoluzionario, ma almeno si adatta a Tom Hanks. La professoressa demotivata sul lavoro e frustrata da un matrimonio inappagante è invece quasi indigeribile. L'approfondimento della crisi di coppia si ferma agli interminabili cocktail di lei ed alla passione per i siti porno di lui (con la predilezione per le donne particolarmente procaci, a rivelarne sottilmente l'animo immaturo). Per quanto la naturale antipatia del marito fannullone e volgare sia da subito sottolineata col pennarello nero, anche la professoressa perennemente scocciata  non brilla per simpatia. Non basta la ripetuta sfilata dele lunghe gambe di Julia Roberts. Disinnescare il sorriso più bello di Hollywood imponendo alla Roberts un'aria fastidiosamente immusonita è peccato non veniale.
Quel che resta è una storiella di buoni sentimenti, troppo sciocca e sbrindellata per intenerire o rasserenare dalle preoccupazioni legate alla crisi globale.
Nia Vardalos - sceneggiatrice insieme allo stesso regista -, purtroppo, continua a piacere tanto ai coniugi Hanks, sebbene dopo Il mio grasso grosso matrimonio greco non ne abbia indovinata mezza.
Sotto ogni punto di vista la nuova regia di Hanks fa rimpiangere Music graffiti, che non era un capolavoro.
Stroncatissimo in Usa e clamoroso fiasco, da noi il film non è stato neppure reclamizzato. Si sono limitati a renderlo indistinguibile da mille altre pellicole con titolo simile.
Tempi difficili. Anche per i divi.

Raffaella Saso
Voto: 4.5
  
(04/11/2011)




Saso
4.5

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