THE BOURNE IDENTITY

(The Bourne Identity )

di Doug Liman
TRAMA

Mar Mediterraneo: alcuni marinai salvano un giovane annegato. Preda di un’amnesia, il ragazzo trova sotto la propria cute un microfilm recante un numero di conto di una banca svizzera, e scopre di essere…


RECENSIONI

Primo volume di una trilogia che ha rilanciato lo spy movie ad alto budget, The Bourne Identity è forse il capitolo più compiuto della saga tratta dai romanzi di Robert Ludlum. Non il più riuscito, ma il più compiuto, quello che meglio riesce a conciliare premesse ed esiti, muovendosi con una certa abilità nelle maglie di un genere (il giallorosa con una robusta iniezione di action) che certo non lascia grande spazio alla creatività. La regia, nelle salde mani di Doug Liman, non conosce i tormenti, e neppure i compiacimenti, dei successivi film affidati a Paul Greengrass: il ritmo è la cosa più importante in questo thrillerone canonico, dotato di belle scenografie europee (il massimo del lusso per una produzione statunitense!) e pregevoli coreografie d’azione (anche se il tutto si risolve in un turbine di esplosioni prevedibili quanto assordanti). La prima mezz'ora è intrattenimento di classe, e induce a sperare in uno svolgimento del compito un poco superiore alla media. Purtroppo prevale la prudenza (a ogni livello: scrittura, direzione, recitazione) e i promettenti indizi d’ironia (la sequenza all’Hotel Regina, in cui la perizia di Bourne è resa inutile dalla soave intraprendenza della sua partner, vero uovo di Colombo) si smarriscono in un’improbabile, fiacca apoteosi della voglia di normalità (e paternità) che domina anche le superspie. Matt Damon "abita" bene il personaggio, ma è sprecato in una parte così granitica e piatta che sarebbe capace di mettere in imbarazzo lo stesso Ben Affleck. Per fortuna c'è Franka Potente, capace di conferire al film quel tocco adorabilmente rétro su cui la sceneggiatura non sa o non vuole indugiare.

Stefano Selleri
Voto: 5




Selleri
5

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