NORWEGIAN WOOD

(Noruwei No Mori )

di Anh Hung Tran
TRAMA

[Film non uscito nelle sale italiane] Tokyo, 1967: Watanabe, giovane studente universitario, serio e tranquillo ma insicuro nelle sue relazioni personali, si affeziona a Naoko, una giovane introversa che conosce dagli anni delle superiori. Ma la loro passione reciproca è attenuata dalla tragica morte del loro migliore amico Kizuki, avvenuta alcuni anni prima. Watanabe avverte l’influenza della morte dappertutto, mentre per Naoko è come se una parte integrante di se stessa si fosse perduta per sempre. La notte del ventesimo compleanno di Naoko, fanno finalmente l’amore. Tuttavia, poco dopo Naoko decide di lasciare gli studi. È così che Midori, una ragazza che è l’esatto opposto di Naoko – estroversa, vivace, incredibilmente sicura di sé – entra nella vita di Watanabe...


RECENSIONI
Dramma estetizzante

È sempre difficile confrontarsi con un’opera letteraria. La capacità evocativa delle parole solletica anfratti intimi solo a volte in linea con quelli indagati da altre forme espressive. Se poi il testo di riferimento è un cult generazionale, tra l’altro basato più sull’introspezione dei personaggi che sulla scansione degli eventi, il compito si fa ancora più arduo. Succede così che Norwegian Wood, dall’omonimo romanzo di Haruki Murakami (conosciuto anche come “Tokyo Blues”), non trovi un valido supporto nelle immagini patinate e ricercate di Tran Anh Hung, già Leone d’Oro al Festival di Venezia del 1995 con Cyclo. Poco arriva dei tre protagonisti: un ragazzo introverso, il suo grande amore emotivamente instabile, e una ragazza invece solare e meno problematica che si insinua nell’inevitabile dramma. Le cause sono da ricercarsi sia nella sceneggiatura, che ripercorre i fatti del romanzo ma non li motiva e contestualizza a sufficienza, sia nelle scelte di regia, più attente alla forma (virtuosistici piani sequenza, inquadrature in cui nulla è lasciato al caso) che al sangue delle pulsioni. Di molte sequenze se ne intravede la costruzione (su tutte quella del protagonista che attraversa con indifferenza le strade di Tokyo mentre la città, siamo alla fine degli anni ’60, è in pieno fermento per i moti studenteschi) e il disvelamento dell’artifizio non fa che accentuare la distanza con lo schermo. L’amore conflittuale e problematico dei protagonisti finisce quindi per non trovare un valido supporto comunicativo nel gelo delle immagini. Quello che sulla carta appariva greve, ineluttabile e audace, arriva perciò tedioso, banale e senz’anima. Una “ordinaria” storia di depressione volta al pessimismo, incapace di farsi voce universale di una generazione sospesa tra il bisogno di omologazione e la ricerca di una propria identità.

Luca Baroncini
Voto: 5
  
(01/10/2010)




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