OUTRAGE

(Outrage )

di Takeshi Kitano
TRAMA

[Film non uscito nelle sale italiane] Sekiuchi, leader dei Sannokai, vuole prendere il controllo del territorio di Murase, il quale è accusato di non spartire adeguatamente il ricavato dei traffici di droga. Otomo, capo di uno dei clan affiliati, viene incaricato di ridimensionarne il potere. In un gioco di deleghe e di successive minacce (anche messe in scena) il clima precipiterà violentemente. E' una stagione di epurazione: nessuno è escluso.


RECENSIONI

Accettare la legge del tempo, Kitano ne è pienamente consapevole. Con Outrage l’autore porta avanti la sua opera di rivisitazione, di una poetica prima di tutto, a cui viene negata  ogni forma di lirismo, geometricamente raffreddata con uno stile funereo dove a predominare invadente è la gabbia cittadina, i cui interni palesano con  rassegnata ironia la fine di un’epoca, di una Yakuza, quella di Otomo.  E il vecchio capo clan avrà ancora per poco la sua autonomia, il suo ruolo di cardine, emarginato lentamente dalla macchina complottista della grande famiglia. Tante parole, minacce, ordini, ribaltano un’azione che paradossalmente non c’è e, sebbene Otomo sia l’unico portatore di tale (assente) dinamismo, il braccio esecutivo del piano, lo sguardo sembra lentamente metterlo da parte. Poco spazio per un Kitano che filma la metafora della propria vecchiaia, emarginando nella messa in quadro il suo personaggio in una posizione tutt’altro che privilegiata,  così impotente da preferire due manette al vuoto catartico dell’ennesimo suicidio. Otomo è la maschera di una grottesca resa, quella di una violenza che ha ormai finito di funzionare (e paradossalmente è ancora più impressionante), di un gioco criminale che perde il suo valore parodico e precipita in un clima vendicativo e ricattatorio fatto di chiacchere a cui è impossibile opporsi, pur tagliando lingue o sfracellando una bocca durante uno seduta dentistica. Ma l’oltraggio più grande è essere il fine di tale vortice manipolatore, esserne il punto di arrivo, la pianta malata da estirpare.  

Un nuovo tassello di una crisi che rifugge, per fortuna, l’incomunicabilità meta- di Glory to the filmaker e Takeshis’, pur mantenendo fermo un processo di involuzione che si interroga (ancora) sul proprio sé,  su quale ruolo sia rimasto da interpretare.  Film sulla solitudine (anche di un genere) e sull’invalidità dei valore dell’usanza, dove persino un sacrosanto dito amputato come pegno risulta essere anacronistico. I Codici non fanno più parte del gioco, verso il quale ormai si è tagliati fuori. Otomo che osserva in disparte la partita di cricket nel cortile del carcere è il rigor mortis di tale condizione. E’ ora di lasciare lo spazio agli idioti.

Marco Compiani
Voto: 6.5
  
(18/07/2011)




CompianiDi Nicola
6.5 6.5

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