MR. NICE

(Mr. Nice )

di Bernard Rose
TRAMA

[Film non uscito nelle sale italiane] Mr. Nice è il preferito tra i quarantatrè nomi falsi con cui Howard Marks faceva perdere le sue tracce durante gli anni del suo impero che, attraverso venticinque società di copertura e ottantanove diversi numeri telefonici, gestiva traffici di marijuana dal Pakistan al Canada, dalla Thailandia agli Usa, da Hong Kong all'Olanda. Laureato in fisica nucleare a Oxford e insofferente alla monotona vita di professore, Marks si guadagna ben presto il rispetto dei trafficanti locali e getta le fondamenta di un impero grazie al quale intesserà rapporti persino con la Cia, sfuggendo a diverse condanne fino all'arresto nel 1988.


RECENSIONI

Tratto dall'omonima autobiografia cult di Howard Marks, Mr. Nice presenta l'ascesa e il declino di uno spacciatore esemplare, passato dai modesti onori della vita accademica ai lauti guadagni dello smercio di marijuana. Il biopic intavolato da Bernard Rose (apprezzato autore di Candyman) apporta più brio del consueto alla logora categoria delle biografie criminali ma difetta dell'originalità necessaria a (ri)dar vita alla classica parabola di colpa ed espiazione in formato agiografico. Peccato, perchè nello svelto incipit l'evidente (e gustosa) sproporzione anagrafica tra l'adolescente Marks e il quarantenne Ifans chiamato ad interpretarlo sembrava suggerire tutt'altro, quasi a voler infrangere la tradizionale pratica del cambio-attore per marcare la distinzione tra l'infanzia e la maturità del protagonista. Non appena Ifans diviene banalmente credibile nei panni del Marks adulto, pusher dandy e colto, anche il film rientra nei ranghi del biopic solido e corretto, imboccando la strada dell'onesta ovvietà come un qualsiasi emulo di Blow di Ted Demme (per quanto ravvivato da maggior leggerezza e (auto)ironia). Non che la ricostruzione d'epoca manchi di dovizia musicale o perizia scenografica, né che la sceneggiatura, nella sua medietà, non serva adeguatamente i due interpreti d'eccezione (il luminoso duo Ifans-Sevigny, a rischio overacting, è il solo centro gravitazionale del film), ma anche le imprese più singolari di Marks sono mitigate da una regia poco inventiva e da uno script diluito con stereotipi e lungaggini. Incolore deja vu, Mr. Nice si uniforma così alla schiera di biopic dedicati ai narcotrafficanti, affidandosi al decrepito maledettismo d'ordinanza e tentando di rimediare alla prevedibilità della sua morale con il carisma dei suoi attori.

Dario Stefanoni
Voto: 5
  
(30/12/2010)




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