THE SUNSET LIMITED

(The Sunset Limited )

di Tommy Lee Jones
TRAMA

[Film non uscito nelle sale italiane] New York, prima dell’alba. Un bianco e un nero in uno squallido appartamento di Harlem: il primo ha tentato di suicidarsi gettandosi contro il Sunset Limited in corsa, il secondo lo ha letteralmente afferrato mentre si stava tuffando dalla banchina della stazione e lo ha portato a casa sua. Seduti a un tavolino, i due si confrontano in un testa a testa senza esclusione di colpi: perché il bianco ha deciso di farla finita? Perché il nero lo ha salvato in extremis? Quali sono le circostanze e le convinzioni che li hanno portati sul marciapiede della stazione con intenti opposti?


RECENSIONI
Kafka on wheels

Un professore universitario a fine corsa (Tommy Lee Jones) e un ex galeotto con smanie da redentore (Samuel L. Jackson). Tra loro il Sunset Limited: la risposta definitiva alla disillusione del primo, al disincanto che lo ha portato a una visione del mondo di irrimediabile nichilismo; l’occasione ideale di proselitismo per il secondo, opportunità per condividere e rafforzare la fede nell’amore divino. È un apologo tra Franz Kafka, Samuel Beckett e Sam Shepard The Sunset Limited: Kafka per la straniante universalità delle questioni trattate, Beckett per la scheletrica radicalità della situazione e Shepard per la scarna asprezza dell’andamento dialogico. Dualismo e botta e risposta, diffidenza e differenza, verbosità e incomunicabilità: la sticomitia del testa a testa si tramuta in gioco al massacro dagli esiti incerti, il cui significato e i cui equilibri si indovinano tra le righe, negli impliciti delle asserzioni, nelle pieghe nascoste degli atti verbali. Puro McCarthy: le parole significano ben oltre la lettera, si caricano di sensi connotati, si incaricano di fare corpo col soggetto che le enuncia. Obiettivo: investire l’interlocutore con potenza maggiorata e proiettata contro l’altro.

Sostanzialmente fedele al romanzo in forma drammatica dal quale è tratto (oltre a essere autore della pièce romanzesca, Cormac McCarthy figura come sceneggiatore), l’adattamento concepito per la HBO e trasmesso dall’emittente americana nel febbraio del 2011 non esita a sacrificare alcuni passaggi del testo di partenza, incrementando il coefficiente di astrattezza del già quintessenziale libretto mccarthyano (115 pagine nella versione italiana pubblicata da Einaudi). Eppure, nonostante questo lavoro di riduzione per il piccolo schermo, a colmare di meraviglia è la moltitudine di contraddizioni e ambiguità di cui The Sunset Limited risulta permeato. L’assegnazione delle parti anzitutto: stante la necessità di contrapporre un interprete bianco a uno di colore, sia Tommy Lee Jones che Samuel L. Jackson sono impiegati in ruoli invertiti rispetto alla norma. La recitazione dell’attore-regista si discosta vistosamente dalla tetragona impassibilità dei suoi personaggi tipici (Le tre sepolture, Non è un paese per vecchi) e, specialmente nella prima parte, ostenta una fisicità nervosa e sfuggente, tesa e impaziente. Mentre l’interpretazione di Jackson si sbarazza della sinistra coolness dei personaggi tarantiniani (Pulp Fiction e Jackie Brown ovviamente) e, fatta eccezione per una breve parentesi dimostrativa, si cala in una pacatezza bonaria e premurosa, sorniona e condiscendente.

La faziosa conflittualità del faccia a faccia, in seconda battuta. La natura estrema del confronto (un suicida potenziale e un soccorritore ex galeotto) dovrebbe tenere la conversazione al riparo dalla vanità salottiera, invece più di una volta gli scambi verbali slittano nell’autocompiacimento e nella dimostrazione di forza, nel compatimento del rivale e nell’astuzia tendenziosa. La dialettica sbanda spesso e volentieri in retorica persuasiva, insomma, facendo rientrare dalla finestra quella sgradevole dimensione mondana che, quanto meno in linea teorica, si supporrebbe espulsa dalla porta ancor prima di iniziare. La posizione morale dei personaggi, in terzo luogo. Depositari di visioni del mondo antitetiche, il bianco e il nero incarnano rispettivamente nichilismo e speranza, disillusione e fede, egoismo e filantropia. Negativo e positivo, in una parola. Ciononostante è proprio la figura del nero, col suo petulante e ottuso pontificare, a risultare di gran lunga più molesto e prevaricatore, mentre il bianco, avvitato in un solipsismo che corteggia la necrofilia, si astiene dall’imbonire o predicare, limitandosi a parare i colpi e piazzando una stoccata finale solo poiché esasperato dalla testardaggine dell’altro.

La messa in scena, in quarta e ultima istanza. Anziché accomodarsi pigramente nell’omologo cinematografico del botta e risposta (scilicet il campo-controcampo), Tommy Lee Jones, pur non rinunciando del tutto alla formula shot-reverse shot, predilige l’accerchiamento dei contendenti. Carrellate circolari, dolly sovrastanti, angolazioni dal basso: i punti macchina disegnano un tracciato fatto di momenti di studio, picchi emozionali, capovolgimenti improvvisi. Non tanto per descrivere l’ambiente o stabilire un setting spazio-analitico di immediata leggibilità (la situazione huis-clos non ne ha certo bisogno), ma per restituire il sapore aspro e spiazzante di un duello all’ultimo sottinteso. Tensioni inscatolate in un teatro psichico. Sicché, quando esplode la raffica di campi-controcampi, il fraseggio visivo suona spigoloso, tagliente, incalzante. Sensazione di affastellamento mentale ulteriormente amplificata da un incredibile sound design che fa letteralmente entrare la città nell’appartamento: gli schiamazzi provenienti dall’edificio, i clangori del traffico e lo sferragliare ossessivo dei camion pulitori rimbombano fastidiosamente, scandendo con stridente fragore le ripercussioni intime del testa a testa. Girato in digitale, stampato in 35mm e graffiato dal sibilante commento musicale di Marco Beltrami, The Sunset Limited corre spedito verso le tenebre, anticipando un’alba che, sarcasticamente ritardataria, arriva all’appuntamento fuori tempo massimo: “So cosa mi aspetta e chi mi aspetta. Non vedo l’ora di strofinare il naso contro la sua guancia ossuta. Sicuramente sarà sorpresa di vedersi trattata con tanto affetto. E mentre l’abbraccio forte le sussurrerò all’orecchio secco e antico: Eccomi qui”.

Alessandro Baratti
Voto: 8
  
(11/07/2011)




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