BLOOD DIAMOND

(Blood Diamond )

di Edward Zwick
TRAMA

Sierra Leone, 1999. I destini del povero pescatore Solomon Vandy e del ricco trafficante di diamanti Danny Archer si incrociano sullo sfondo della guerra civile.


RECENSIONI
Shame on you bloody diamond

Il cinema impegnato al suo peggio – ossia – costoso kolossal hollywoodiano che si lancia in una crociata civile e umanitaria affidando il “messaggio” alla star di turno in odore di beatificazione Academyca. Al di là di questi odiosi presupposti, che causeranno più di un’alzata di sopracciglio e un congruo numero di sorrisetti smaliziati,Blood Diamond esce malconcio anche da un esame strettamente cinematografico, a cominciare da una sceneggiatura di chiarezza e linearità quasi offensive. Pedante e didascalico nel trasmettere l’ovvia tesi da dimostrare, Leavitt non si/ci risparmia nessun mezzuccio (cattivi monolitici di ferocia direttamente proporzionale alla scurezza degli occhiali), profonde snodi narrativi forzati (il progressivo “avvicinamento” tra Leo/Danny e Jennifer/Maddy, ovvio in tutte le sue risibili dinamiche fin dal primo campo/controcampo che li vede protagonisti), ridonda con le spiegazioni (Solomon Vandy si sofferma sulla vetrina di una gioielleria londinese) e appiccica un finale di vergognoso ottimismo, che vanifica la (poca) “cattiveria” del j’accuse fin lì diligentemente enunciato. Zwick invece, alla sua seconda “agiografia” (Tom Cruise ne L’ultimo Samurai, volendo tacere del Brad Pitt di Legends of the Fall), si mette al servizio di Di Caprio subissandolo di primi/primissimi piani e disinteressandosi del resto; la pur elementare carica emotiva di alcune sequenze (Solomon che ritrova moglie e figlie nel campo profughi) è incredibilmente, completamente disinnescata da una regia distante e da una pessima direzione degli attori mentre le sequenze propriamente action (che ne L’ultimo Samurai, tutto sommato, funzionavano a dovere) mancano di verve e si adagiano sull’(ab)uso di una svogliata macchina a mano rivista migliaia di volte. Unica nota ambigua, dunque di un qualche minimo interesse, il monologo di Jennifer Connelly che stigmatizza l’ipocrisia dell’occidente “umanitario”: zappa sui piedi o inatteso sprazzo di sarcastica autoironia?

Gianluca Pelleschi
Voto: 4
  
(31/01/2007)



COMMENTI
Di Caprio a Roma ci presenta i suoi "Diamanti insanguinati”

Arriva in ritardo, Leonardo Di Caprio, alla conferenza stampa per l’uscita del film “Blood diamond” che si è svolta all’hotel Hassler di Roma lo scorso 25 gennaio, ma impeccabile nel suo completo grigio e nel suo modo di fare da vero divo di Hollywood. Afferma il regista Edward Zwick, “Secondo me, questo film riguarda tutto ciò che ha valore. Per qualcuno può essere una pietra preziosa; per qualcun altro una storia raccontata su una rivista; per un altro ancora, un bambino. Il confronto tra un uomo ossessionato dal trovare un diamante di grande valore ed un altro uomo, che rischia la propria vita per ritrovare suo figlio, rappresenta il cuore pulsante di questo film”. Un film violento ma ricorda Zwick, “la violenza è intrinseca all’argomento”, in cui si intrecciano le storie dei tre personaggi principali sullo sfondo della guerra civile in Sierra Leone del 1999. Solomon (Djimon Hounsou) è un pescatore di Mende che viene fatto prigioniero, portato via dalla sua famiglia e costretto a lavorare nelle miniere di diamanti dove trova una gemma straordinaria e la nasconde, a suo grande rischio, sapendo che se verrà scoperto, sarà ucciso all’istante. Per lui, quel diamante è anche l’occasione per liberare suo figlio Dia rapito dai ribelli e salvarlo dall’inevitabile destino di diventare un bambino-soldato. Danny Archer (Leonardo Di Caprio), che si guadagna da vivere scambiando diamanti in cambio di armi, viene a sapere della storia di Salomon mentre si trova in prigione per contrabbando. Sa che un diamante del genere può rappresentare l’occasione della vita: un valore sufficiente per permettergli di andar via dall’Africa e da quel giro di violenza e corruzione nel quale è coinvolto. Entra in gioco Maddy Bowen (Jennifer Connelly), una giornalista americana che si trova in Sierra Leone per scoprire la verità che si nasconde  dietro ai “diamanti insanguinati”. Tre storie che si intrecciano e quindi tre ottime interpretazioni per i tre attori protagonisti che hanno dovuto lavorare duramente per affrontare i temi importanti affrontati nel film come quello dei diamanti insanguinati o quello dei soldati-bambini. Come spiega Zwick, i “diamanti insanguinati” sono pietre che provengono di contrabbando dai paesi in guerra. Vengono utilizzati per pagare le armi, aumentando in questo modo il numero delle vittime e la distruzione del paese. Durante la conferenza stampa è stato chiesto a Di Caprio se aveva mai regalato dei diamanti. “Sì in passato li ho comprati- afferma- ma se mi ricapiterà in futuro, mi accerterò che non si tratti di un diamante insanguinato”. Per calarsi nel ruolo l’attore non solo ha parlato con veri mercenari e trafficanti ma ha anche studiato il dialetto tipico degli africani bianchi della zona che è una cosa difficilissima da fare. Pare addirittura che avesse iniziato come saluto, a dire “howzit” che è il termine dialettale locale per dire “hello, how are you?”. “Immergermi nel mondo dei trafficanti è stata una sfida difficile – afferma – E interpretando uno di loro, così cinico e manipolatore, mi sono sentito quasi a disagio. Per rappresentare un uomo così non si poteva stare fuori dall’Africa, bisognava essere lì, viverla, capirne tutta la sua bellezza, la sua tragedia, e la sua complessità politica e sociale”. Nel film oltre al tema dei diamanti insanguinati, altri scottanti problemi vengono affrontati, primo fra tutti quello, drammatico dei bambini-soldato. Il problema si sviluppa attorno alla figura di Solomon Vandy interpretato dall’attore Djimon Hounsou e di suo figlio Dia interpretato da Kagiso Kuipers. Afferma a questo proposito Hounsou, “ Ho pensato che si trattasse di una storia molto bella, un’opportunità per affrontare gli argomenti difficili dei diamanti insanguinati, dei bambini-soldati e dei campi profughi. Nel film c’erano molti aspetti che mi attraevano. Sicuramente, essendo io stesso africano, ho apprezzato molto che la storia scorresse attraverso gli occhi si Salomon”. Anche l’attrice Jennifer Connelly che nel film interpreta la giornalista Maddy Bowen, ha lavorato con molta determinazione per entrare al meglio nel suo personaggio. Come afferma in conferenza stampa “Per fare questo ruolo e renderlo il più vero possibile ho parlato con molte giornaliste che sono state in zone di guerra”. E il conflitto che Maddy deve affrontare riguarda soprattutto il rapporto con il suo lavoro. Come afferma la Connelly “Molti reporter con i quali ho parlato mi hanno riferito quanto sia difficile riuscire a controllare l’impeto di intervenire, di fare qualcosa per provocare un cambiamento più immediato. E’ difficile essere in quel tipo di ambiente, circondati da una tragedia e sentire che in un certo modo si stia traendo vantaggio dal dolore di qualcun altro”. Durante la conferenza stampa gli attori presenti e il regista hanno dunque prevalentemente affrontato tematiche difficili parlando del film che tra l’altro è stato girato quasi interamente in Africa cosa che Zwick considera di notevole importanza “L’Africa è un luogo di forti contrasti: ovunque vai, ti trovi davanti scenari di una bellezza mozzafiato e di uno squallore straziante, di profonda spiritualità e di grave privazione”. Durante le riprese Leonardo Di Caprio ha avuto modo di visitare degli orfanotrofi in Africa e ha perfino adottato una bambina a distanza “Ho visitato un orfanotrofio in Mozambico e ho toccato con mano cosa significa vedere, con i propri occhi, centinaia di bambini orfani. Ho così adottato una bambina a distanza, ma credo che per me questo sia solo l’inizio” afferma Di Caprio. E dagli argomenti difficili e toccanti si passa poi alle domande più banali che spiazzano Di Caprio. “Lo sa che stanno costruendo una statua a Tor Bella Monaca con la scritta “qui passò Leonardo Di Caprio”?” L’attore fa una smorfia simile ad una risata per poi aggiungere “Davvero la stanno costruendo? Ne sono onorato”. Nel corso della conferenza Di Caprio aggiunge di essere molto legato alla città di Roma da quando ci è stato nove mesi per girare Gangs of New York di Scorsese. I suoi luoghi preferiti la Galleria Borghese e la Cripta dei Cappuccini. E alla notizia sull’assegnazione dell’Oscar alla carriera ad Ennio Morricone, Di Caprio, leggermente spaesato afferma “Davvero glielo daranno? Bè è fantastico”. Mentre sulla sua candidatura all’Oscar proprio con “Blood Diamond” dice “Se un film piace alla critica, al pubblico, o se riceve un riconoscimento dell’Academy, è qualcosa che va al di là del mio controllo. Così come l’esito finale. Ovviamente, mi sento onorato della candidatura, e per il fatto che il mio lavoro sia stato apprezzato dai miei colleghi del cinema”. Insomma Leo gioca a fare il modesto ma finita la conferenza stampa scappa subito non concedendoci nemmeno un sorriso o una foto. Da vero divo.

Donatella Bellucci

 
Voto:




BaronciniCaporroPelleschi
5.5 5 4

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