IL CAMMINO DELLA SPERANZA


di Pietro Germi
TRAMA

Dopo la chiusura della miniera di zolfo in cui sono impiegati, un gruppo di minatori siciliani tenta di emigrare clandestinamente in Francia, affidandosi alle mani di un losco contrabbandiere.


RECENSIONI

Il quarto lungometraggio di Pietro Germi nasce dall’esperienza vissuta dal regista e attore due anni prima sul set di Fuga in Francia. Nel film di Mario Soldati, Germi interpreta Tembien, un alpino che tenta di valicare le Alpi ed emigrare in Francia. “In fondo noi vogliamo solo lavorare. È colpa nostra se in questo paese non se ne trova più?” – si chiede il ruvido reduce di guerra sul treno che lo porta a Torino, quasi a presagire la vicenda dei minatori siciliani che racconterà poi da regista. Germi ricorda che durante la lavorazione di Fuga in Francia, “alcuni finanzieri che avevo conosciuto mi raccontarono che qualche giorno prima avevano salvato dal congelamento e dalla morte alcune famiglie calabresi, le quali, in scarpe di tela e giacchette striminzite, tentavano di espatriare clandestinamente ed erano rimaste bloccate dalla neve.” (in Aprà, Armenzoni and Pistagnesi 1989:59) Insieme a Germi, Federico Fellini e Tullio Pinelli sposarono questo aneddoto al romanzo Cuori negli abissi di Nino Di Maria, e ne nacque la sceneggiatura de Il cammino della speranza.

Film stilisticamente molto sofisticato, il capolavoro di Germi è un road movie alla europea che anticipa molti altri grandi classici, da La strada dello stesso Fellini a Il posto delle fragole di Bergman, da Weekend di Godard a Nel corso del tempo di Wenders. Germi enfatizza il viaggiare del gruppo, esplorando le relazioni dei personaggi nel corso delle loro partenze e fermate in sei luoghi diversi lungo l’asse che collega la Sicilia con il sud della Francia. La nuova modernità dell’Italia del dopoguerra, scarsa nel meridione ma sempre più tangibile al nord, viene esplorata, denunciata ed esposta allo sguardo sperduto dei suoi personaggi. Roma capitale diventa un incubo che seppellisce gli individui nelle disfunzioni della burocrazia, la campagna romagnola è sito privilegiato per la lotta di classe, le Alpi innevate si trasformano in un palcoscenico su cui consumare il melodramma del duello al coltello. Germi rovescia le convenzioni partendo dalla piattaforma del Neorealismo (si pensi alla evidente influenza di La terra trema sulla prima parte del film) ed oltrepassandolo, cercando il significato della lotta alla sopravvivenza nel sistema dei generi. Come i suoi personaggi, il regista genovese si allontana dalla lezione dei maestri e si cerca uno spazio proprio, con un lieto fine narrato dalla sua stessa voce, soluzione tanto cara a lui quanto odiata dalla critica e dai suoi stessi co-sceneggiatori. Indimenticabile anche il commento musicale di Carlo Rustichelli, che si alterna ai vari usi – diegetici e non – del canto popolare siciliano Vitti na crozza, qui elevato a inno di tutti gli emigranti.

Alberto Zambenedetti
Voto: 8




Zambenedetti
8

Back