CIRKUS COLUMBIA

(Cirkus Columbia )

di Danis Tanovic
TRAMA

Bosnia-Erzegovina, 1991. Il regime comunista è caduto e Divko Buntic torna nel suo piccolo paese dove è cresciuto per rivendicare la casa di famiglia. Dopo vent’anni di esilio in Germania, Divko si presenta con una Mercedes rosso fiammante, una giovane e sexy fidanzata di nome Azra, il gatto nero portafortuna Bonny e un pacco di marchi tedeschi.


RECENSIONI
Alle origini del conflitto

Il problema del film di Danis Tanovic è che il suo punto di vista, lecitissimo, finisce per prevaricare i personaggi imponendosi prepotentemente sulla narrazione. Con Cirkus Columbia ci si trova infatti fin dal principio davanti a protagonisti drammaturgicamente ben costruiti, ma vittime di stereotipi finalizzati a una ben precisa ideologia. Per cui chi è di destra è arrogante, macho all’apparenza, nei fatti molto meno virile, corrotto e corruttibile. Dalla sinistra arrivano invece l’arte di arrangiarsi, l’assenza di compromessi e la non violenza. Per fortuna la sceneggiatura, che parte con caratterizzazioni così marcate, riesce via via ad acquisire profondità, smussando i cliché alla ricerca di mezzetinte e trovando un prezioso equilibrio tra la voglia di veicolare un messaggio forte e la verità dei personaggi. I toni sono inizialmente leggeri, la voglia di compiacere il pubblico cercando la risata arriva a eccedere (la grottesca ricerca del gatto nero), il folclore rischia di mangiarsi il film, ma gli inserti drammatici non lasciano indifferenti e il film conferma una visione personale che diventa stile grazie alla capacità del regista di imprimere un ritmo, anche interiore, agli eventi. Indubbio, poi, il talento per la direzione degli attori, la composizione delle inquadrature e l’impaginazione delle immagini. Nulla di nuovo, certo, ma con l’originalità di porre il conflitto fuori scena facendolo scoppiare solo nella conclusione. Una scelta che rafforza il contenuto ed evita inutili dispersioni. Come già in No Man’s Land, il film finisce meglio di come comincia, incuriosendo sul destino dei personaggi oltre la parola FINE. Tra i bravissimi interpreti spiccano il carisma di Miki Manojlovic e Mira Furlan, e la disinvoltura di Boris Ler, di cui Tanovic riesce a cogliere l’impaccio e il furore giovanile.

Luca Baroncini
Voto: 7
  
(07/10/2010)




BaronciniRangoni MachiavelliStefanoni
7 7 4.5

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