IL SECONDO TRAGICO FANTOZZI


di Luciano Salce
TRAMA

Continuano le disavventure del disgraziatissimo travet: incursioni nell’alta società, giochi di guerra, svaghi culturali e un improbabile adulterio.


RECENSIONI

Capro espiatorio istituzionalizzato (la beffarda reintegrazione finale), vittima designata dei tremendi capricci di dirigenti e colleghi, Fantozzi percorre in questo secondo capitolo della saga un cammino non dissimile da quello affrontato nell’episodio capostipite: un susseguirsi di sketch, culminante in un gesto di ribellione (nel primo episodio di natura politica, qui decisamente “privato”) che sfiorisce prima ancora di essere sbocciato. Disperatamente conformista, destinato a essere sempre solo contro tutti (l’incipit), il ragioniere è imprigionato in un universo d’iperbolici luoghi comuni, prossimo alla farsa quanto alla tragedia: l’andamento ripetitivo del racconto non fa che accentuare l’inquietudine di questa via crucis laica ma non troppo (le allucinazioni dell’ancilla domini). Molte le sequenze da antologia (su tutte il viaggio a Montecarlo e il complicato varo della nave), ma in un caso si sfiora il genio: l’episodio del cineforum aziendale, crudelmente millimetrico nel disegno dei caratteri e nella costruzione della tensione narrativa (tanto che la celebre sentenza conclusiva del protagonista suona come un’autentica liberazione), è il vertice dell’intera serie. Se l’intermezzo sentimentale risulta un po’ approssimativo, la conclusione natalizia riscatta ogni indizio di molesta (auto)commiserazione. Tra i film successivi, solamente Fantozzi in Paradiso tornerà a volare così alto (bruciandosi maggiormente le penne).

Stefano Selleri
Voto: 7.5




Selleri
7.5

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