C'E' CHI DICE NO


di Giambattista Avellino
TRAMA

Max è un giornalista di talento in un quotidiano locale; Irma è uno dei dottori più stimati dell’ospedale per cui lavora; Samuele, genio del diritto penale, è in procinto di vincere un concorso per ricercatore universitario. Tutti e tre vedono i loro sogni di un posto fisso crollare per fare spazio a tre raccomandati. Ritrovatisi a un incontro di ex-compagni di classe, Max, Irma e Samuele decidono di reagire colpendo chi rubato loro il lavoro e la dignità. Sulle tracce di "Delitto per delitto" di Alfred Hitchcock, ma limitandosi a scherzi e burle, i tre si scambiano le vittime e cominciano a vendicarsi. L'idea è quella di indurre i nuovi colleghi a rinunciare al posto di lavoro così immeritatamente conquistato.


RECENSIONI
Più che altro nì!

Premessa necessaria: C'è chi dice no non è un film di denuncia  e, con molta dignità, non ambisce nemmeno a esserlo. Si tratta di mero intrattenimento. Un intrattenimento con radici nel presente che trae spunto dalla pratica diffusa e poco onorevole delle raccomandazioni. Il parente di, l'amico di, la conoscenza di, piuttosto che la competenza e il merito, per giustificare posti di lavoro contesi, agognati e necessari andati a figurine di poco spessore apparse dal nulla. Per incasellare il film, per la gioia di chi non può farne a meno, si potrebbe etichettarlo come "commedia sociale".

Tralasciando i paragoni con i Maestri della Commedia all'Italiana, che cominciano anche a stancare perché sempre puntuali nel sottolineare ciò che il film non è e non quello che è, l'opera di Giambattista Avellino, già dietro la macchina da presa insieme a Ficarra e Picone nei loro ultimi successi ( Il 7 e l'8 e La matassa), utilizza l'originalità del soggetto per imbastire contrasti semplici ma efficaci. Anche facili, perché frutto di estremizzazioni (il genero del professore universitario eccessivamente baggiano, la figlia del noto scrittore e la sua paranoia fantasmatica, la gag della scarpa rossa) inclini al genere ma non sempre credibili, però attenti alle sfumature e a lambire "il lato oscuro della forza" (in ognuno di noi si nasconde un possibile raccomandato). È proprio questa capacità di mescolare l'idealismo con la pragmaticità, evidente fin dalle caratterizzazioni del terzetto protagonista, uno degli aspetti più riusciti del film, abile nello smussare superlativi e gigionerie della varia umanità messa in scena a favore di un quadro d'insieme in fuga dagli stereotipi (i due studenti universitari che coltivano marijuana in casa a parte). Un'ambiguità che rischia di scontentare sia i forzati del messaggio che i fedelissimi del lieto fine. A ben vedere, però, la chiusa incerta tra pessimismo e buonismo, comunque la parte più sbrigativa e meno riuscita del film, riflette perfettamente l'incertezza dei tempi, in cui una presa di coscienza collettiva è destinata a soccombere all’individualismo e alla contingenza. Tempi bui, è indubbio, ma non per colpa del film.

Nel complesso, quindi, nulla più e nulla meno di una onesta commedia che cavalca l'attualità per impostare situazioni brillanti senza rinunciare a qualche spunto di riflessione. Poi, certo, una regia meno garbata e più di polso, una sceneggiatura più ardita e personaggi più incattiviti avrebbero permesso al film di uscire dal "carino " lasciando anche un segno, ma sul piatto della bilancia pesano qualità (affiatamento del cast, verve dei dialoghi, capacità di captare un sentire contemporaneo, organicità dell'impianto narrativo) che sarebbe ingiusto non riconoscere per continuare ostinatamente a seguire il "proprio" film.

Luca Baroncini
Voto: 6
  
(15/04/2011)




Baroncini
6

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