DANTON

(Danton )

di Andrzej Wajda
TRAMA

Francia 1793. Il Terrore imperversa sulla capitale. I due leader rivoluzionari Danton e Robespierre arrivano ai ferri corti...


RECENSIONI

Wajda gira nel 1983 Danton, un film sulla Francia del 1790, sulla “storia dei dirigenti e dei movimenti di massa” centralizzando e aggredendo il tema del Potere che non cambia nei secoli ma affligge,  soggioga, cancella e opprime in ogni luogo della Storia.
Il film si costruisce su due personalità: Danton è il moderato disposto a scendere a patti e Robespierre, stratega e determinista, è la rappresentazione della dominazione dell'istinto, dell'intolleranza e del dogmatismo spietato.
Il Terrore sta distruggendo la Francia e sono gli aggregati giacobini a vedere in Danton la forza politica nuova in grado di far ritornare il popolo a una serenità ormai lontana e dimenticata; Danton è l'uomo del Popolo, bon viveur e trascurato, è a conoscenza della forza che può avere in pugno mentre Robespierre è “incipriato” e falsamente cortese, non conosce la passione perché “non è neanche uomo”. Il regista di conseguenza, sin dall'aspetto fisico sottolinea anche grossolanamente le differenze tra i due personaggi storici: Danton essendosi sporcato troppo le mani di sangue, vuole combattere il Terrore attraverso anche l'estremo atto - la sua stessa morte - (centrale la sequenza dell'incontro con Robespierre in cui Danton gli posa la mano sul collo, dicendogli che spetta solo lui la decisione della sua esecuzione) mentre Robespierre - convinto dell'uso della violenza come strumento di persuasione - vuole sconfiggere tutti gli oppositori del regime.
Ogni Rivoluzione cinge al suo interno valori e limiti: la Rivoluzione Francese ha sì combattuto il dogmatismo e l'ineguaglianza ma non senza demolire ogni certezza, ogni possibilità, ogni fede.

Wajda si concentra fin troppo sull'antagonismo dei due personaggi principali, lasciando in secondo piano le rivolte del popolo con uno stile acceso e teatrale da una parte (il film è tratto da un dramma di Stanislawa Przybyszewska datato 1929 di cui Wajda curò anche numerosi adattamenti teatrali) e arrivando a un'astrazione della Storia molto lontana dai film realizzati in patria e incentrati sul passato e sulla contemporaneità polacca; Danton insomma è da concepirsi nella filmografia del regista come un film di passaggio tra le spietate e dolorose riflessioni de L'uomo di Marmo, Senza anestesia e L'uomo di Ferro, che chiudono la fase politica del regista (costretto all'esilio e alla collaborazione con sceneggiatori con cui non è in perfetta sintonia: in questo Jean-Claude Carrière), e la deriva letteraria di alcuni dei film successivi, come i pessimi Un amore in Germania e I demoni. Va detto però che il film, come spesso in Wajda, guarda anche verso il presente: parlando di Danton, il regista riprende alcune dichiarazioni di Lenin precedenti al 1918, in cui il leader sovietico citava il progetto politico di Danton come fonte d'ispirazione nell'idea di rovesciare lo stato zarista. Dopo il 1918, però, per Lenin sarà la figura di Robespierre quella a cui tendere per la conservazione e la sopravvivenza dello Stato Rivoluzionario. Questa tensione dialettica con la Storia appare molto più fertile di quella, molte volte citata (specie nelle recensioni dell'epoca), con la cronaca politica della Polonia degli anni Ottanta. Il parallelo Danton/Walesa e Robespierre/Jaruzelski, per quanto sempre smentito da Wajda, dichiaratamente vicino a Solidarność,può rimanere un'interessante e solo in parte pretestuosa chiave di lettura del film.

Mariella Lazzarin
Voto: 6
  
(06/04/2011)




Lazzarin
6

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