BEYOND THE YEARS

(Cheon-nyeon-hak )

di Kwon-Taek Im
TRAMA

Dong-ho è in cerca della sorellastra cieca e cantante di pansori Song-hwa. Il suo sogno è quello di ritrovarla per poter finalmente vivere con lei l’amore che il patrigno prima e le difficoltà economiche poi hanno reso impossibile per anni. Nella sua ricerca si reca in una taverna nei pressi del villaggio di Seonhak. Qui incontra un suo vecchio rivale, Yong-taek, col quale si lascia andare al flusso dei ricordi, ripercorrendo le tappe del suo amore frustrato dal 1956 al 1982.


RECENSIONI

Imprevedibilmente nel 1993 Seopyeonje (novantatreesimo film di Im Kwon-taek) riscuote uno strabiliante successo di pubblico, richiamando in sala – per la prima volta nella storia del cinema coreano – più di un milione di spettatori. A sorprendere non è soltanto l’affluenza “hollywoodiana”, ma soprattutto la peculiarità che, nonostante non ci siano attori di richiamo e la tematica (l’arte tradizionale del pansori) sia apparentemente lontana dalla modernità, moltissimi giovani affollano le sale in cui si proietta la pellicola, testimoniando forte interesse per le radici culturali locali. Quattordici anni dopo, al suo centesimo film, il settantunenne Im ci riprova con Beyond the Years. Nel frattempo le sue opere sono state invitate (Chunhyang) e premiate (Chihwaseon) a Cannes e il suo status di Maestro è stato ufficialmente riconosciuto in patria e all’estero, creando attorno alla sua figura un alone di venerazione. È difatti innegabile che, nel corso degli anni, Im sia riuscito a portare sullo schermo la cultura coreana nelle sfaccettature più nascoste e nella dimensione più viscerale (emblematico in questo senso il respiro naturalistico dei suoi film). Ed è altrettanto indubbio che, a partire dagli anni Settanta (la produzione precedente è da ascrivere sostanzialmente al cinema d’intrattenimento), Im abbia saputo elaborare uno stile cinematografico sorvegliato e ultrapersonale, tutto giocato sulle asprezze formali, sull’iscrizione delle figure umane nei paesaggi e su una temporalità brusca e spiazzante.

Beyond the Years, si diceva, è una sorta di sequel di Seopyeonje, anche se Im, nel proposito di salvaguardare l’integrità spettacolare del suo ultimo film, lo ha ripetutamente smentito, affermando trattarsi di due pellicole completamente differenti. In realtà non è così: i due film dialogano continuamente, persino contraddicendosi, e tra i numerosi motivi di interesse va annoverata anche questa discrepanza che conferisce sapore “rashomoneggiante” al dittico, proiettando il ricordo in una dimensione soggettivamente manipolatoria. Anche la fonte letteraria è più o meno la stessa: se Seopyeonje era tratto dai due romanzi brevi (Sopyonje e The Light of Pansori) di Lee Cheong-Joon, Beyond the Years è tratto dal terzo e ultimo racconto sul pansori dello stesso Lee, The Wanderer of Seonhak-Dong, considerato da Im il più difficile da portare sullo schermo. A cambiare profondamente è invece la prospettiva memoriale: a differenza di Seopyeonje, Cheon-nyeon-hak si concentra sull’amore impossibile dei due fratellastri Dong-ho (Jo Jae-hyun) e Song-hwa (Oh Jeong-hae, la stessa interprete di Seopyeonje), sottoposti a vessazioni di ogni genere dal padrino Yoo-bong (Im Jin-taek) per progredire nell’arte del pansori. Finché un giorno Dong-ho, esasperato ed umiliato, fugge via per vivere la sua vita, lasciando l’amata Song-hwa tra le grinfie del sempre più incarognito Yoo-bong.

Se nel film precedente ad essere analizzato era il dissidio arte-vita, con tutte le rinunce e i sacrifici del caso, in Beyond the Years sono le strazianti risonanze sentimentali ad emergere, illuminando la materia già trattata da un altro punto di vista, quello dell’amore mortificato. Il meccanismo narrativo è pressappoco il medesimo: alla ricerca di Song-hwa, Dong-ho si reca in una taverna vicina al villaggio di Seonhak, dove alcuni anni prima aveva soggiornato insieme al patrigno e alla sorellastra. Il paesaggio è irrimediabilmente deturpato, la taverna è in rovina e il pino secolare su cui le gru si posavano nei giorni di sole sta morendo, ma il suo antico rivale Yong-taek (anch’egli infatuato di Song-hwa) è ancora lì. L’incontro con questi è l’occasione per scatenare un vortice di ricordi in cui ciascuno dei due, scavando nella memoria, svela all’altro particolari toccanti e dolorosi. La loro rivalità si converte involontariamente in intimità e, sovrapposte e confuse, le loro reminiscenze rievocano la figura dell’amata in un finale di irrealistica musicalità. Im al cento per cento, insomma: nessuna concessione alla linearità, prepotenti e maestosi squarci paesistici e performance di pansori in quantità ortodosse. Piano sequenza umanamente impossibile da dimenticare: un’inquadratura di quasi tre minuti in cui Song-hwa, circondata da un paesaggio brullo e biancheggiante, canta la disperazione della separazione a Dong-ho che sta per trasferirsi in Medio Oriente per lavoro. La macchina da presa, lentissima, si avvicina ai due innamorati seduti sull’erba, ruotando loro attorno e avvolgendoli in uno struggente abbraccio visivo. Presentato Fuori Concorso alla 64ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Alessandro Baratti
Voto: 7
  
(28/03/2011)




Baratti
7

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