BATMAN FOREVER

(Batman Forever )

di Joel Schumacher
TRAMA

Batman si scontra con due nuovi criminali che minacciano Gotham City: l’Enigmista e Due Facce. Nel frattempo Dick Grayson, ex trapezista reduce da un’agghiacciante tragedia, si appresta a diventare la sua spalla con il nome di Robin.


RECENSIONI

Come la doppiezza di Tommy Lee Jones così la schizofrenia di Joel Schumacher, che alterna guizzi significativi (Storie di Ordinaria Follia) a inappellabili tele bianche (In Linea con l’Assassino), ritagliandosi una calzante definizione di cineasta per poi smentirla all’opera successiva. Batman Forever fa parte della tendenza n.2: tralasciando la materia narrativa di Burton il regista, nell’intento di avvicinarsi maggiormente al fumetto di Kane (così dice), si tuffa a pesce nell’action inessenziale ponendo come unico referente il mercato mainstream. Lo spessore del dittico d’esordio era dato dall’introspezione dei caratteri e dall’estetica freak che poneva con eleganza la questione dell’alterità (il Joker nel primo, il Pinguino nel secondo): qui tutto appare tritato a dovere per il pubblico del sabato sera, e basti confrontare il Batman/Keaton burtoniano, credibile loser impacciato, con il Batman/Kilmer schumacheriano, bamboccio smorfioso, per realizzare la profondità dell’abisso tra i due. Gli avversari, vera punta della serie, risultano interessanti nella loro introduzione ma si arrendono quando arrivano al dunque: l’ambiguo Tommy Lee Jones si risolve in una metafora evidente, Jim Carrey nuota nella solita macchietta rispolverando la mimica di The Mask, la Kidman è star di grido e poco altro. Parecchie suggestioni (la sottotraccia psicanalitica, follia versus normalità, il passato doloroso) vengono bollite a fuoco lento salvo poi affievolirsi nella serie di incontri/confronti/scontri tra il quartetto protagonista (l’innesto di Robin, sostanzialmente, è una mossa pretestuosa per centrare la pienezza delle due ore), che di rado non si rivelano disprezzabili (il primo omicidio di Nygma, curiosamente mutuato in Hannibal). Se Burton trasponeva il suo dark nella figura dell’Uomo Pipistrello, da questa non facendosi schiacciare ma piegandola alle proprie esigenze (la batcaverna come antro delle meraviglie), dunque Schumacher tenta il nuovo gioco col vecchio mazzo (gli enigmi di Carrey come quelli di Nicholson) ma alla fine la sua impronta non si imprime. Vince, soprattutto, la routine.

Emanuele Di Nicola
Voto: 5




Di Nicola
5

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