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EL SOL

(El Sol )

di Ayar Blasco
TRAMA

La Checo e Once sono due adolescenti problematici che vivono a Buenos Aires. Dopo lo scoppio di una guerra atomica il mondo è ridotto in cenere e i cambiamenti sociali che si sono verificati nella metropoli risultano radicali; ma per i due ragazzi, abituati a un'esistenza senza certezze, nulla è cambiato e il nuovo mondo postatomico può persino essere una realtà più confortevole nella quale vivere. (dal catalogo del TFF)


RECENSIONI

In El Sol il mondo sopravvissuto all'olocausto nucleare, diviso tra nuove religioni e vecchie gerarchie, computer impazziti e patate antropomorfe, suona come un'acida caricatura dei noti scenari post-atomici tradizionalmente immortalati da cinema e fumetto: la distopia del dopo-catastrofe tratteggiata dal cartoonist argentino Ayar Blasco è ancor più misera e squallida del solito, completamente epurata da intrecci epici e caratterizzazioni eroiche, mossa solo da personaggi cinici e annoiati, inclini al turpiloquio gratuito, alla violenza slapstick e alla fornicazione ossessiva. Come a irridere ulteriormente la retorica di un intero genere, El Sol associa alla volgarità di figure e situazioni uno stile altrettanto scorretto, di disinvolta indolenza, dove la grezza stilizzazione dell'animazione in Flash rima con una scrittura volutamente ripetitiva e autoironica, mentre il disegno narrativo, scomposto e ondivago, procede per mesta accumulazione di gag e insulti. Oltraggioso tanto nel contenuto che nella forma, El Sol accorda all'ordinaria demenzialità dell'apocalisse un nonsense (e)scatologico mostruosamente normale, mettendo in scena, con esibita sciatteria e incuranza, un 'umanità residua immutata nei tic e nei vizi (la corruzione e l'abuso di potere sono destinati a rimanere fin oltre la fine del mondo). Per la sua vis dissacrante e sboccata, il film a bassa definizione di Blasco vorrebbe richiamare la logorrea omicida di South Park e Beavis and Butt-Head, ma la monotonia di tratto e parola viene riscattata di rado da un humour in perenne attesa di esplodere. Pur degna di interesse e simpatia (foss'anche solo per la sua scorrettezza), l'opera prima dell'argentino sembra adagiarsi sulla superficie delle sue stanche figurine senza mai coinvolgere né graffiare in profondità, mentre la comicità caustica e nervosa su cui si fonda sembra andare a segno solo quando ironizza su di sé, nelle fugaci ridicolizzazioni dei propri cliché rappresentativi.

Dario Stefanoni
Voto: 5
  
(30/12/2010)




PalmieriStefanoni
6 5

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