IL BUONO, IL BRUTTO E IL CATTIVO


di Sergio Leone
TRAMA

Guerra di secessione americana. Tre banditi malfamati, Tuco, il Biondo e Sentenza vanno alla ricerca, ciascuno per suo conto, di un tesoro appartenuto a un sedicente ufficiale di una guarnigione nordista.


RECENSIONI

Partiamo dalla fine

Sequenza del duello finale tra Tuco, il Biondo e Sentenza.
Campo medio: gli “eroi” si allineano nell’attesa del duello. Campo lungo: i tre si dispongono a triangolo inscrivendosi perfettamente nello spazio circolare del cimitero. Cambio di angolatura in campo medio-lungo. Tuco in p. americano. (Controcampo) Sentenza in p. americano. (Controcampo) Il Biondo in p. americano. Gioco di campi e controcampi contrappuntato dalla musica di Morricone all’apice della solennità. Angolo Biondo. Angolo Tuco. Angolo Sentenza. Silenzio. Rumore in lontananza di corvi che gracchiano. Dettagli mani su pistola dei tre personaggi in rapida sequenza. Ripresa del contrappunto musicale: sonorità tese, nervose e ritorno alla solennità. P. piano Tuco. P. piano Biondo. P. piano Sentenza. P.P. piano Biondo. P.P. piano Sentenza. P.P. piano Tuco. Dettaglio mano-pistola Tuco. P.P. piano Sentenza. P.P. piano Tuco. Dettaglio mano-pistola Tuco. P.P. piano Biondo. P.P. piano Tuco. P.P. piano Biondo. P.P. piano Tuco. Dettaglio mano-pistola Sentenza. P.P. piano Sentenza. Dettaglio mano-pistola Tuco. P. P. piano Sentenza. Susseguirsi rapidissimo di p.p. piani con dettaglio occhi di Tuco, Biondo e Sentenza fino allo sparo in campo medio in cui viene colpito mortalmente Sentenza.
Basterebbe questa interminabile e straordinaria sequenza sublime e subliminale per tutta la memoria cinematografica a venire a consegnare Leone alla storia del cinema e, parallelamente, sarebbe sufficiente la sequenza immediatamente precedente in cui il carrello segue la disperata, ansiosa, incessante corsa di Tuco nel cimitero di Sad Hill, alla ricerca dell’agognata tomba sotto la quale è sepolto l’oro per fugare ogni residuo di accusa di plagio (Yojimbo) perpetrata da Kurosawa  ai tempi di Per un pugno di dollari. Leone è un mitopoieta con la macchina da presa. La sequenza testè citata del famigerato “triello” è una sequenza che ci attende dall’inizio e gioca con il nostro corredo significante inconscio, gioca con il nostro immaginario cinematografico implementando parossisticamente un elemento in un sistema di segni già codifucato: a fronteggiarsi non sono più due i contendenti ma addirittura tre. Leone non ha mai smesso di pensare al cinema come luogo deputato per far esplodere semanticamente, linguisticamente tutti i codici e i linguaggi appartenenti al genere western.

Tre maschere

Le tre maschere di questa grande commedia (umana) leoniana rappresentano tre facce di uno stesso poliedro. In quella che si pone come una vera e propria transvalutazione dei valori dell’etica del western classico da Walsh a Hawks, da Ford a Mann, un ribaltamento dei principi morali sui quali poggiava l’architettura etico-filosofica dell’epopea del Grande Ovest (eroismo romantico, amicizia virile, senso di appartenenza alla legge) in un’ottica tutta manichea, in Il buono, il brutto e il cattivo, sintesi magnifica del portato concettuale di Sergio Leone, non ci sono differenze qualitative nell’esemplarità delle tre personae Tuco, il Biondo e Sentenzama solo quantitative: è solo questione di aumento o diminuzione di gradi nella scala della spietatezza o dell’astuzia, unici parametri sismografici capaci di registrare una realtà cinica e avalutativa, al di là cioè del bene e del male.
In tale riproposta di stilemi mutuati, a mo’ di excursus, dall’epica Omerica su su fino alla Commedia dell’Arte passando, inevitabilmente, per Shakespeare sorge naturale un rapporto empatico tra lo spettatore e la maschera che con la sua vis comica e il suo sarcasmo, ma anche con la sua imprevedibilità mina alla base qualsiasi teoria dell’eroe romantico irridendone il legame ai vecchi valori che stanno scomparendo come i cavalli e le carovane delle grandi transumanze soppiantati da treni e automobili (su questa falsa riga si innesterà tutto il discorso filmico western di Peckinpah), proclamando la morale dell’io e dell’utile che conoscono come unici moventi il denaro (esterno) e la vendetta (interno): in questo caso Tuco, indementicabile, come le smorfie di Eli Wallach.

Mauro F. Giorgio
Voto: 9




Giorgio
9

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