LE CRONACHE DI NARNIA: IL VIAGGIO DEL VELIERO

(The Chronicles of Narnia: The Voyage of the Dawn Treader )

di Michael Apted
TRAMA

Edmund e Lucy Pevensie vengono inghiottiti insieme al cugino Eustace in un quadro e portati su un fantastico veliero. Lì si uniscono al principe Caspian, divenuto re, e al topo guerriero Reepicheep, per cercare i sette signori di Narnia misteriosamente scomparsi. Pare che da questa missione dipenda il destino di Narnia e molto altro.


RECENSIONI
La saga non decolla

Per l'industria è ancora una strategia vincente quella di fidelizzare il cliente. Il cinema, almeno nei paesi in cui la macchina produttiva ha un'impostazione industriale, continua quindi a seguire il trend e cerca di predisporre fotogrammi in grado di agganciare lo spettatore per mollarlo il più tardi possibile. Ecco perciò il perdurare del fenomeno delle saghe, racconti epici derivanti per lo più da successi letterari che si sviluppano a puntate. Il problema delle trasposizioni dei sette romanzi fantasy di C.S. Lewis è che devono reggere il confronto con opere affini, sia nella forma che nel contenuto, però molto più riuscite. Basta pensare alla doppia trilogia di "Guerre Stellari" o, per restare esclusivamente al nuovo millennio, a quella de "Il Signore degli anelli". Ma sono tante, negli ultimi dieci anni, le saghe che, pur nel mancato plauso di parte della critica, si sono rivelate vere e proprie miniere d'oro (tra le altre "Twilight", "Harry Potter", "Pirati dei  Caraibi").

Per le avventure dei fratelli Pevensie, un ulteriore problema è che alla crescita esponenziale dei costi non è seguito un allineamento degli incassi: per Le cronache di Narnia: il leone, la strega e l'armadio, a fronte di un budget di 180 milioni di dollari, l'incasso globale è stato stratosferico, ben 745 milioni di dollari, mentre per Le cronache di Narnia: il principe Caspian, il budget è lievitato a 225 milioni di dollari ma gli incassi, pur ragguardevoli, sono scesi a 420 milioni di dollari. Il calo superiore al 40 per cento deve avere spaventato la Disney, perché dopo vari tira e molla, e nonostante il conforto di un buon andamento delle vendite in dvd, è uscita definitivamente dal progetto, lasciando il posto alla 20th Century Fox. Dopo varie traversie, legate anche al cambio di location e al posticipo della data di uscita per la conversione in 3D, i costi hanno subito una necessaria contrazione (budget dichiarato 155 milioni di dollari) e il terzo dei sette romanzi di Lewis è ora pronto per invadere i cinema del pianeta. Del sense of wonder del primo episodio, già soffocato da un invadente piglio guerrafondaio, non rimane granché. Per fortuna nemmeno dell'inerzia e della confusione del secondo capitolo.

A dominare la scena è invece l'avventura tout court, sempre con il fil rouge della magia a unire temi cristiani, personaggi e idee della mitologia greca e romana, fiabe irlandesi e racconti tradizionali britannici. La trovata più originale della terza puntata è quella di separare il quartetto protagonista, puntando i riflettori unicamente sui due fratelli più piccoli. La nuova entrata è un petulante cugino, la cui diffidenza (inspiegabile nel momento in cui si trova a vivere episodi ben lontani dalla quotidianità londinese) si tramuterà, ovviamente, in positiva consapevolezza. Per il resto il copione si limita ad attenersi alle aspettative del genere, affiancando pericoli in agguato, incantesimi a ripetizione, prove da superare, amicizie da rinsaldare, mostri da combattere, draghi, la immancabile tentazione del lato oscuro, frasi standard (non manca il classico incipit "Quand'ero bambino...", e nemmeno "Ho un brutto presentimento!"), l'aggiornamento del must anni Novanta "Diventa quello che sei" in "Non fuggire da ciò che sei", e una decina di minuti per i saluti finali tra i vari personaggi, che, essendo tanti, faticano non poco a trovare la strada del fuori scena.

Il tutto diretto con mestiere dal veterano Michael Apted, subentrato ad Andrew Adamson rimasto nel team produttivo, senza che un briciolo di emozione riesca a insinuarsi tra effetti digitali, affondi in surround e un 3D quanto mai esornativo. Troppo pedestre la scansione degli eventi, troppo sfilacciati i raccordi tra le varie tappe dell'odissea dei protagonisti, troppo indifferenti le reazioni di tutti alle assurdità degli sviluppi (potrebbe arrivare uno a ordinare una pizza margherita e nessuno si stupirebbe), con una sceneggiatura che si premura di spiegare i dettagli in anticipo senza però donare organicità alla visione d'insieme: che valore aggiunto danno fratello e sorella alla vittoria del Bene sul Male? Un anno nella vita reale non corrispondeva a 1300 anni a Narnia? E allora perchè ritrovano Caspian (il ben poco carismatico Ben Barnes)? Perché, poi, il divino leone Aslan anziché risolvere direttamente i problemi appare con il contagocce e costruisce una sorta di percorso iniziatico per i giovani protagonisti? Ma se ci teneva tanto a creare una sorta di imprinting in modo da essere poi riconosciuto con un "altro nome" nel mondo reale (evidente il parallelismo con il Cristianesimo), non poteva essere un po' più chiaro e diretto? Ah, già, il cammino di formazione, la necessità di prendere coscienza dei propri limiti, il bisogno di acquistare fiducia in se stessi, la vittoria solo per i puri di cuore. Un approccio pedagogico un po' tirato per i capelli e quanto mai giudicante che avvicina temibilmente Aslan, a partire dalla voce dai bassi amplificati (meglio comunque dello stridente doppiaggio "italiano" di Omar Sharif nel primo film), al serial-killer moralista Jigsaw della serie “Saw".

Tra interrogativi che solo i fedelissimi della saga saranno in grado di risolvere, dinamiche viste e straviste e un'epica più che altro invocata, l'avventura scorre spettacolare ma meccanica, incapace di creare un'atmosfera perturbante, e il lieto fine arriva puntuale, lasciando però un dubbio: che ne sarà degli altri quattro tomi di Lewis, vista la scarsa accoglienza tributata al film oltreoceano? Considerando l'ottima risposta degli altri mercati (circa 100 milioni di dollari in una settimana) c'è la possibilità che la via del grande schermo sia spianata, anche se l'andamento analogo del complementare La bussola d'oro, dalla trilogia letteraria "Queste oscure materie" di Philip Pullman, per ora in stand-by, potrebbe suggerire scelte diverse. Quale che sia il futuro, il presente conferma la saga di Lewis come una delle meno riuscite a livello cinematografico.

Luca Baroncini
Voto: 5
  
(20/12/2010)




Baroncini
5

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