ANIMAL KINGDOM

(Animal Kingdom )

di David Michôd
TRAMA

Vistasi crepare sotto gli occhi la madre per overdose di eroina, il quasi diciottenne Joshua chiede aiuto alla nonna Janice per organizzare il funerale. Lei si precipita dal nipote e lo prende sotto la sua protezione, facendolo traslocare a casa Cody: un vero e proprio covo criminale dove abita insieme ai figli Darren e Craig. Quando Barry Brown, uno dei soci della banda, viene freddato dai poliziotti, Andrew, il maggiore dei Cody che vive rintanato in qualche motel, organizza una ritorsione contro la polizia e ordina a Josh di procurargli una macchina per un’imboscata. Il giovane ‘J’ si trova così coinvolto nelle indagini condotte dal detective Leckie, che intende ricavare da lui informazioni utili al caso e sottrarlo alla cattiva influenza dei familiari.


RECENSIONI

Primo lungometraggio del regista e sceneggiatore australiano David Michôd, Animal Kingdom è una tragedia famigliare camuffata da Melbourne crime story. Sarebbe riduttivo e ingeneroso considerarlo un semplice racconto di formazione, ché il film di Michôd, come suggerisce il titolo, descrive habitat e forma mentis di una famiglia parimenti intrisa di logiche criminali e legami affettivi. In modo non troppo dissimile dal Clan dei Barker di cormaniana memoria, i Cody sono letteralmente tenuti uniti dalla madre Janice ‘Smurf’, cuore e collante del focolare domestico. A minacciare l’integrità del nucleo familiare sono soprattutto i tempi che cambiano: squadre di polizia che operano come squadroni della morte e attività criminali tradizionali sempre più complicate. Se l’unico membro esogeno della banda, Barry ‘Baz’ Brown (Joel Edgerton), convoglia parte dei profitti malavitosi nella speculazione finanziaria, lo spacciatore Craig (Sullivan Stapleton) e soprattutto l’ex rapinatore Andrew ‘Pope’ (Ben Medelsohn) non sono in grado di adattarsi alla trasformazione in atto.

Catapultato dagli eventi nel regno animale dei Cody, Josh (l’esordiente James Frecheville) funziona da catalizzatore del processo di disgregazione: apparentemente debole tra gli altrettanto apparentemente forti, ’J’ osserva apatico le dinamiche familiari e si limita a ritagliarsi uno spazio vitale, portando con sé la fidanzata Nicole (Laura Wheelwright, un’altra debuttante) e non opponendosi alle regole di comportamento della banda. Il suo spaesamento è occultato, trattenuto, interiorizzato: s’indovina nelle occhiate, nelle repliche smozzicate, nei gesti impacciati e silenziosamente riottosi. La sua fisicità ridotta al minimo stride con l’esuberanza di Craig, con l’espansività di ‘Smurf’ e con la bellicosità di ‘Pope’: un elemento estraneo che con la sua sola presenza altera irrimediabilmente l’equilibrio ambientale. Benché mite e invisibile, Josh rimugina su quanto vede ed elabora una strategia di sopravvivenza fatta di reticenza e resistenza, fino a sfidare il capobranco ‘Pope’ e tenere testa al detective Leckie (Guy Pearce), poliziotto scafato e scaltramente manipolatorio.

Scritta dallo stesso Michôd, la sceneggiatura rifugge dagli psicologismi e dai didascalismi, giocando su impliciti, ellissi e focalizzazioni: i personaggi principali passano improvvisamente dallo sfondo al primo piano, dando vita a una narrazione corale ricca di sfaccettature e tonalità drammatiche (zero ammiccamenti ironici: vivaddio una crime story che si prende sul serio). Guidato dalla voce narrante di Josh, Animal Kingdom fa quasi totalmente a meno dello scenario urbano, dispiegandosi prevalentemente in spazi chiusi (la casa dei Cody, quella di Nicole, la stanza degli interrogatori, il parlatorio della prigione) e lasciando che Melbourne baleni tra un interno e l’altro. Improntata a un freddo realismo, la messa in scena di Michôd soffoca le esplosioni di violenza ed esalta la sensazione di pericolo opprimente che incombe sui protagonisti, concentrandosi sui loro volti e distillando primi piani senza eccedere in soggettive enfatiche. Luci naturali e misurati movimenti di steadicam, il film di Michôd rappresenta, secondo chi scrive, il controtipo negativo dell’apprezzabile The Town: se la pellicola di Ben Affleck proietta il quartiere criminogeno di Charleston (Boston) sui personaggi, Animal Kingdom introietta la Melbourne malavitosa nell’ethos familiare di un universo domestico in bilico tra misoginia e matriarcato. In molti hanno scomodato Martin Scorsese o Michael Mann per l‘uso del ralenti, eppure non c’è bisogno di uscire dall'Oceania per cogliere il riferimento più stringente: il cinema ferocemente (e felicemente) paranoide di Andrew Dominik. Vincitore del Gran Premio della Giuria, categoria World Cinema Dramatic, al Sundance Film festival.

Alessandro Baratti
Voto: 8
  
(10/11/2010)




BarattiBellucciDi NicolaFavaraPacilioRangoni MachiavelliSasoStefanoni
8 7 7 7 6.5 8 7 6.5
Tallarita
8

Back