IL CLUB DEI 39

(The Thirty-Nine Steps )

di Alfred Hitchcock
TRAMA

Testimone dell’omicidio (verificatosi nel suo appartamento) di una donna misteriosa, Richard è coinvolto in una complessa vicenda spionistica...


RECENSIONI

Uno dei frutti più rapinosi e gustosi prodotti da Hitchcock, che parte da un romanzo di John Buchan per costruire una caccia all’uomo dall’aspetto di incubo paradossale. L’innocente perseguitato da tutti e tutto (inconfondibile cifra narrativa del Maestro) è una pedina che sir Alfred muove senza tregua su un’ampia scacchiera (da Londra alla Scozia) e attraverso mille ambienti diversi (soffocanti vagoni ferroviari, lussuosi covi isolati, sale convegni, più o meno confortevoli alberghi nella nebbia), in un folle volo sospeso fra la morte incombente e un amore contrastato (dai diretti interessati) quanto insinuante. (Non) basandosi su un Mac Guffin particolarmente inverosimile (e quindi perfetto), il regista dà vita a un marchingegno impeccabile come un numero da music hall (il film inizia e si conclude in un varietà): l’umorismo brillante fino all’insolenza (in parte attenuato dalla versione italiana), l’incessante metamorfosi delle prospettive (l’identità delle spie, il rapporto fra i protagonisti), la macchina da presa mobilissima e determinante (un buco di serratura portatile…), l’attenzione come sempre mirabile alla dimensione sonora (il grido della donna delle pulizie trasfigurato dal fischio del treno), l’ottima prova degli interpreti (Donat è la vittima perfetta) rendono IL CLUB DEI 39 una partitura audiovisiva di superba classe (nessuna “macchia” di naturalismo o psicologismo a disturbare il limpido e travolgente gioco), fatale (in ogni senso e per ogni senso) gioiello a orologeria.

Stefano Selleri
Voto: 9




Rangoni MachiavelliSelleri
7.5 9

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